![]() |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Struttura articolo
Introduzione; Egemonia e consenso in Gramsci; Radici e manifestazioni del conflitto sociale; Il 'consenso socialdemocratico' e la sua crisi
Consenso Consenso e conflitto sociale sono due termini apparentemente antitetici con cui si definiscono, nelle società moderne, l'adesione alle norme esistenti (consenso) oppure l'antagonismo verso di esse (conflitto) da parte di consistenti masse e strati di cittadini. In generale, il consenso è un fattore di solidarietà all'interno di una collettività; la sua mancanza può portare alla destabilizzazione dell'ordine sociale, anche in assenza di conflitto.
Consenso e conflitto sono sempre coesistenti e spesso complementari, giacché in qualsiasi società ci sarà sempre una parte, foss'anche minoritaria, che alimenta interessi diversi da quelli delle altre parti e che è quindi in conflitto con l'ordine esistente, mentre non c'è alcuna società, almeno a partire dalla prima guerra mondiale, che riesca a reggersi senza il consenso della maggioranza, anche quando, come nel caso dei paesi sottoposti a regimi totalitari, esso non possa esprimersi tecnicamente col voto. È quest'ultima una tesi di Antonio Gramsci. Egli negava che un regime, per quanto forte e oppressivo, possa reggersi soltanto con la coercizione, la quale non sarebbe sufficiente a piegare l'opposizione conflittuale di grandi masse di cittadini. Se tale opposizione non si manifesta è perché agli occhi delle grandi masse non appare un'alternativa, in grado di rendersi convincentemente preferibile all'ordine esistente. Questa capacità di convinzione è chiamata da Gramsci egemonia e il consenso ne è il frutto. La tesi gramsciana nasceva da una riflessione accurata sulle cause della sconfitta del movimento operaio e delle forze democratiche della borghesia italiana di fronte al fascismo, dovuta a una profonda debolezza culturale che affondava le proprie radici nello stesso Risorgimento.
In realtà i conflitti esistono e sono sempre esistiti in tutti i regimi. Tra le tante teorie che ne danno motivo si distinguono, anche per la ricchezza delle scuole cui hanno dato vita, quelle ottocentesche a pretesa scientifica: secondo Charles Darwin essi hanno origine biologica e consistono nella 'lotta per la vita'; secondo Karl Marx sorgono dal contrasto di interesse economico che oppone, nella società industriale, capitalisti e proletariato; secondo Sigmund Freud le radici dell'aggressività sono soggettive e appartengono a ogni essere umano, specie se maschio. I conflitti sociali si esprimono di volta in volta con gli strumenti disponibili. Secondo Lewis Coser (Le funzioni del conflitto sociale, 1956), essi possono essere latenti o palesi e possono essere rivolti sia al conseguimento di interessi concreti – economici o di status – sia alla pura affermazione di un'identità, cioè alla sopravvivenza di classe o di ceto. Fintanto che non esplode in movimenti rivoluzionari, il conflitto sociale è addirittura funzionale all'andamento della società e la sua repressione ha sempre finito per nuocere allo stesso regime che la praticava. Il conflitto infatti permette la 'voce' (Albert O. Hirschmann, Lealtà defezione protesta, 1980), la manifestazione concreta di interessi ed esigenze esistenti o in via di formazione, di cui occorre tener conto per il progresso stesso della società. È questa la tesi di Ralf Dahrendorf, il quale osserva che ormai uno dei compiti fondamentali dello stato contemporaneo sta proprio nella regolazione del conflitto sociale.
Questa azione politica dello stato coincide in sostanza con l'economia dello stato sociale. Secondo molti studiosi, negli anni Settanta essa avrebbe creato nei paesi industriali non comunisti, a prescindere dai singoli governi, un generale 'consenso socialdemocratico'. Questo consenso fu interrotto dalla ripresa neoliberista di Margaret Thatcher in Gran Bretagna e di Ronald Reagan negli Stati Uniti, che, travolgendo facilmente, grazie a una forte presa culturale sulla maggioranza dei cittadini, ogni opposizione conflittuale allo smantellamento delle regolazioni, ha confermato la fondatezza della tesi gramsciana.
© 1993-2008 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati. |
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |