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Cultura

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Introduzione

Cultura Termine con cui si indica il complesso delle acquisizioni spirituali dell'umanità, in contrasto con i fatti e le leggi della natura. Il termine ha, nel linguaggio comune, un uso vario e può significare anche il patrimonio di conoscenze di cui una persona si è impadronita nel corso della sua vita. Si parla allora, ad esempio, di 'uomini di grande cultura'. In generale, quando si utilizza il termine 'cultura' si vuole indicare tutto ciò che, nella vita dell'uomo, di una società o dell'intera umanità non può essere ridotto a puro fatto naturale, ma appartiene al mondo dello spirito.

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Cultura ed educazione

Il termine viene dal latino cólere, che significa 'coltivare'. Esso veniva utilizzato originariamente per indicare il processo di sviluppo, da parte dell'uomo, delle proprie facoltà più elevate, cioè il processo di formazione ed educazione di una personalità raffinata, capace di scelte mature e di pensieri articolati. Esso era dunque un sinonimo di formazione e l'uomo colto era l'uomo 'coltivato', di buon gusto e costumi educati. In seguito, in particolare durante il periodo dell'Illuminismo, il termine passò a significare non più il processo formativo, ma il suo risultato. La cultura non rappresentava più l'atto della 'coltivazione', ma l'insieme dei caratteri che contraddistinguono una persona colta. La cultura divenne in questo modo sinonimo di civiltà.

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Cultura e civiltà

In questa accezione, il termine aveva acquisito tuttavia un significato decisamente aristocratico. Nel XVII secolo la cultura era una caratteristica dell'uomo dell'alta società, fine conoscitore delle norme e delle usanze formali del 'mondo civile'. I più acuti tra gli illuministi (primo fra tutti Jean-Jacques Rousseau) ritennero che questo concetto di civiltà, aristocratico e formale, non poteva esaurire tutte le forme di 'coltivazione' dell'animo umano, cioè di elevazione dell'uomo al di sopra del livello puramente animale.

Nacque così una coppia concettuale che ebbe grande fortuna fino al XX secolo (venne ripresa, tra gli altri, da Friedrich Nietzsche e da Oswald Spengler), quella che contrappone cultura a civiltà, dove quest’ultima rappresenterebbe lo stadio finale del processo di acculturazione, quello stadio in cui le acquisizioni spirituali si sedimentano in regole formali ed esteriori. La cultura è invece lo stato antropologico originario, vale a dire la capacità di creare prodotti dello spirito. È in questa accezione che il termine viene inteso dall'antropologia culturale, che studia appunto le culture, non solo quelle primitive.

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Cultura e società

Con lo sviluppo delle scienze sociali nel XIX secolo, il concetto di cultura non venne più utilizzato per definire una proprietà soggettiva del singolo uomo ma un fenomeno sociale collettivo. In antropologia e in sociologia la cultura è l'insieme della produzione, spirituale e materiale, di una certa entità sociale. Ogni società ha dunque una propria cultura, e così le classi e, in generale, ogni gruppo sociale significativo (etnico, religioso, politico ecc.).

La cultura così intesa è l'insieme dei modi di vita che contraddistinguono la società o il gruppo sociale in questione, e che questi riconoscono come proprio e tramandano di generazione in generazione: valori, norme, leggi, usanze, credenze, istituzioni, prodotti artistici, artigianali, industriali ecc. Da questo punto di vista, la cultura e la società sono due aspetti del medesimo fenomeno: ogni società ha un proprio patrimonio culturale e ogni cultura si sviluppa in una società; non esiste società senza cultura, né cultura senza società.

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