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Risultati di Windows Live® Search Struttura e sovrastruttura Dicotomia introdotta da Karl Marx nella sua concezione materialistica della storia. Per Marx ogni società storica deve essere analizzata secondo due distinti livelli: da un lato abbiamo la struttura, ossia la sfera dei rapporti di produzione e delle forze produttive, dall’altro la sovrastruttura, costituita dalle espressioni culturali, giuridiche e politiche e dalle relative istituzioni. La struttura comprende i rapporti in cui gli uomini entrano nell’attività di produzione, cioè i rapporti economici fra le classi sociali (ad esempio borghesia e proletariato industriale e agricolo), e inoltre i fattori materiali (strumenti, macchinari), ma anche le conoscenze tecnologiche che intervengono nel processo produttivo. Quando le forze produttive di una determinata società entrano in contrasto con rapporti di produzione ormai arretrati, secondo Marx si determina una situazione rivoluzionaria che finisce per travolgere anche la sovrastruttura. Con questo termine Marx intendeva le varie forme di coscienza degli uomini, cioè le espressioni ideologiche, religiose, artistiche e filosofiche che sorgono da una struttura economica e ne dipendono, e inoltre intendeva lo stesso ordinamento giuridico, politico, statale di una società. Vale il principio, secondo Marx, che non sono la coscienza e l’ideologia degli uomini a determinare la loro esistenza materiale, ma che, al contrario, è quest’ultima (ossia la maniera in cui gli uomini entrano in rapporto fra loro e con la natura nel processo di produzione), a determinare le forme in cui gli uomini pensano e danno vita a istituzioni di vario tipo. Marx non affermava per la verità un rigido nesso causale e unidirezionale fra struttura e sovrastruttura, in quanto considerava come anche le forme ideologiche interagissero con i rapporti economici di produzione; tuttavia, nella tradizione marxista sovente è prevalsa la concezione di un rapporto univoco di causalità fra il quadro economico di una società e le sue espressioni “sovrastrutturali”. Contro una lettura riduttiva di questo nesso si sono espressi pensatori marxisti italiani come Antonio Labriola e Antonio Gramsci.
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