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Dispotismo

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Dispotismo Forma di governo in cui chi detiene il potere esercita sui governati un’autorità assoluta, pari a quella che il padrone vanta sugli schiavi. Despota è colui che esercita un potere legittimo, sebbene non vincolato dai limiti imposti da leggi o da diritti consolidati. La definizione risale al filosofo greco Aristotele, secondo il quale tale forma di governo costituiva una variante della monarchia e dipendeva sostanzialmente dal carattere servile di alcune popolazioni, i cui membri erano inclini per natura a essere trattati come schiavi (vedi Schiavitù).

La formulazione aristotelica fu ripresa dal filosofo francese Charles-Louis de Montesquieu nell’opera Lo spirito delle leggi (1747), che inserì il dispotismo tra le tre forme principali di governo, insieme a monarchia e repubblica. A suo parere il dispotismo era il governo “della paura”, in cui una sola persona esercitava il potere in base alla sua volontà e ai suoi capricci, senza alcuna sorta di limiti.

A questo significato del termine “dispotismo” si è progressivamente sostituito, fra il XVIII e il XIX secolo, un utilizzo della nozione in chiave polemica. Sul finire Settecento, infatti, l’aggettivo dispotico fu impiegato per giudicare e criticare le forme di governo e le prassi politiche contraddistinte dall’arbitrarietà, che violavano i diritti naturali degli individui. In questa accezione esso comparve, ad esempio, nelle opere di Honoré-Gabriel Mirabeau e di Benjamin Constant.

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