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Introduzione; Gli esordi; Le prime esperienze di governo; Gli anni di Attlee; L’“inverno dello scontento”; Il New Labour
Partito laburista britannico Partito politico britannico, fondato nel 1900 con il nome di Labour Representation Committee (Comitato di rappresentanza del lavoro), dall’aggregazione di diverse forze politiche e operaie della sinistra britannica, raccogliendo un appello del congresso dei sindacati (le Trade Unions). Il partito, che rimase in seguito strettamente legato ai sindacati, risentì soprattutto dell’influenza del socialismo riformista propugnato dalla Fabian Society, rimanendo sostanzialmente immune dalle teorie marxiste, egemoni nella gran parte del movimento socialista europeo dell’epoca. Ma il suo programma non fu tuttavia moderato, comprendendo una redistribuzione della ricchezza attraverso una fiscalità progressiva, la nazionalizzazione delle più importanti risorse economiche, la riduzione della rendita fondiaria, l’assorbimento della disoccupazione attraverso le opere pubbliche e una legislazione sociale a tutela del lavoro e dell’infanzia. Le parti del programma più legate alla tradizione socialista e in particolare la “V clausola” dello statuto, che propugnava la “proprietà collettiva dei mezzi di produzione” e il “controllo popolare dell’industria e dei servizi”, vennero modificate solo nel 1995, quando il partito fu sottoposto a una profonda revisione da Tony Blair.
Il Labour Representation Committee nacque con lo scopo di portare nel Parlamento britannico le istanze del movimento sindacale e cooperativo. La composizione della sua direzione (formata da dodici membri, sette in rappresentanza dei sindacati, due dell’Independent Labour Party e della Social Democratic Federation, uno della Fabian Society) rifletteva il peso delle diverse organizzazioni che lo avevano creato. Nelle elezioni dell’ottobre 1900 furono due i deputati eletti dal Comitato, al quale entro il 1905 aderirono tutte le organizzazioni sindacali (a eccezione di quella dei minatori, che vi aderì nel 1909). Il nome di Partito laburista (Labour Party) venne usato per la prima volta nelle elezioni del 1906, quando, grazie a un accordo elettorale con il Partito liberale, i rappresentanti della sinistra nel Parlamento britannico divennero ventisei. Grazie allo sviluppo del movimento sindacale, il Partito laburista andò via via radicandosi nella società britannica, ottenendo quaranta deputati nelle elezioni del 1910, ma rimase a lungo un alleato ausiliario dei liberali.
La prima guerra mondiale, mutando drasticamente il quadro economico e politico britannico, favorì un ulteriore rafforzamento delle organizzazioni sindacali e di conseguenza del Partito laburista, il quale, sia per la generale attesa di grandi riforme sociali, sia per la contemporanea crisi dei liberali, divenne nel dopoguerra il maggior contendente del Partito conservatore. Nelle elezioni del 1923 diventò infatti, con 123 deputati, il secondo partito britannico e, sostenuto dai liberali, assunse per la prima volta, per soli dieci mesi, il governo del paese con Ramsay MacDonald. Tornato alla guida del paese nel 1929 (sostenuto nuovamente dai liberali), si divise di fronte agli effetti della “Grande depressione” e nel 1931 la bocciatura della proposta del primo ministro MacDonald di ridurre il sostegno ai disoccupati provocò la dissoluzione del governo. La successiva scelta (che dalla maggioranza del partito venne considerata una “diserzione”) di MacDonald e dei suoi seguaci di accordarsi con i conservatori e con una parte dei liberali lacerò ulteriormente il partito, che nelle elezioni che si svolsero nello stesso anno ottenne solo 52 seggi.
Negli anni Trenta il Partito laburista riconquistò buona parte del suo elettorato (nel 1935 si aggiudicò il 38% dei suffragi, ottenendo però solo 154 seggi), giocando tuttavia un ruolo secondario sulla scena politica britannica dominata dai conservatori. Nel contempo, su impulso dei dirigenti del sindacato e in particolar modo di Ernest Bevin, rimodellò la sua politica economica, elaborando il programma di pianificazione e di centralizzazione che nel secondo dopoguerra avrebbe costituito il solco sul quale si sarebbe innestata l’iniziativa politica di Clement Attlee. Di fronte all’incombente tragedia della guerra, i laburisti presero le distanze dal pacifismo che caratterizzava gran parte della sinistra europea, sostenendo il riarmo e un contrasto attivo delle politiche aggressive della Germania nazista e dell’Italia fascista. Durante gli anni della guerra, i laburisti ebbero un importante ruolo nel governo guidato da Winston Churchill. Nelle elezioni svoltesi nel 1945 subito dopo la fine della guerra, un autentico terremoto elettorale conferì al Partito laburista una maggioranza schiacciante (47,8% dei suffragi e 393 seggi), portandolo nuovamente al potere. Attlee applicò in pieno il suo programma con una serie di nazionalizzazioni (carbone, gas, acciaio, ferrovie e aviazione civile), l’istituzione del National Health Service (il servizio sanitario nazionale), l’imposizione di un’imposta progressiva, e gettò le basi di un moderno sistema di welfare state con il piano ideato nel corso della guerra dall’economista William Beveridge, destinato secondo il suo autore ad accompagnare i cittadini “dalla culla alla tomba”. Con Bevin, che assunse la guida del ministero degli Esteri, la Gran Bretagna gettò le basi della sua politica internazionale, caratterizzata da uno stretto legame con gli Stati Uniti, dalla convinta adesione alla NATO e da un’attività rivolta a stabilire nuove relazioni nell’ambito del Commonwealth, in cui i dominions andavano acquisendo la propria effettiva indipendenza.
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