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Contrattualismo

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Introduzione

Contrattualismo Dottrina politica che individua in un contratto tra individui l’origine della società e dello Stato. In opposizione ai sostenitori dei principi tradizionali della legittimità basati sull’autorità dinastica, i fautori del contrattualismo sostengono che la legittimità di un governo si basa sul consenso di un gruppo di persone che decidono di rinunciare a una parte dei loro diritti naturali in favore di un sovrano che viene creato proprio attraverso la conclusione di un contratto.

Questo atto di istituzione del potere sovrano delega alla nuova entità alcuni poteri (di solito connessi al monopolio dell’esercizio della forza) che vengono ceduti in cambio della protezione di alcuni dei diritti fondamentali dei contraenti (di solito il diritto alla vita e quello alla sicurezza). Un ruolo centrale nella teoria del contrattualismo svolge la proprietà privata (vedi Proprietà e possesso), che è il presupposto principale per la delega al potere sovrano (i contraenti sono proprietari) ed è, nello stesso tempo, uno dei diritti che il sovrano si impegna a garantire.

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Il contrattualismo in età moderna

I primi teorici del contrattualismo in epoca moderna furono i “monarcomachi” del XVI secolo; per essi la società si fondava su regole imposte da Dio, il quale, nel Deuteronomio, aveva stretto un patto con il popolo affinché questo rispettasse le sue prescrizioni religiose, sanzionando poi un secondo patto stretto tra il popolo e il principe per istituire un giusto governo.

Nel secolo successivo si affermò una vera e propria scuola giuridica e filosofica contrattualista, che vede tra i suoi massimi esponenti Altusio, Thomas Hobbes, Baruch Spinoza, Samuel Pufendorf e John Locke; nel Settecento il paradigma fu ripreso da Jean-Jacques Rousseau, Thomas Paine e Immanuel Kant. Riprendendo le intuizioni dei monarcomachi, costoro diedero una forma più rigorosa alle tematiche contrattualiste, slegandole dal contesto religioso. Al centro delle loro speculazioni troviamo l’idea che la società civile è frutto di un “patto di associazione”, in cui i diversi individui abbandonano lo stato di natura decidendo di vivere insieme e accettano alcune regole di convivenza; in secondo luogo, viene stretto un “patto di sottomissione”, con cui si istituisce il potere politico, al quale si promette di ubbidire delegandogli il monopolio della forza.

Il modello contrattualista, sviluppato in un’epoca di forti contrasti tra le monarchie da un lato e i ceti aristocratici e le nuove classi emergenti dall’altro, fu usato da alcuni come legittimazione e razionalizzazione del potere dello Stato (Hobbes, Pufendorf), da altri come giustificazione del diritto di resistenza (Locke, Paine, Kant). Questi ultimi sostennero che, nel caso di un contrasto rilevante tra il sovrano e i sudditi, il “patto di sottomissione” era da considerarsi sciolto, lasciando i cittadini – ancora legati tra loro dal “patto di associazione” – liberi di contrarne un altro con un differente sovrano. I principi contrattualisti sono quindi il fondamento della Gloriosa Rivoluzione inglese del 1688 e del Bill of Rights del 1689, nonché della Rivoluzione americana e della stessa Costituzione degli Stati Uniti.

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Il contrattualismo contemporaneo

Nella filosofia politica contemporanea c’è stato un ritorno del contrattualismo nei lavori di alcuni filosofi di orientamento liberale come John Rawls, David Gauthier, James McGill Buchanan e Thomas Nagel. In particolare, il primo utilizza nel suo lavoro Una teoria della giustizia (1971) lo strumento del contratto per costruire un modello di procedura ideale di decisione sull’assetto che dovrebbero avere le istituzioni di una società giusta. A tale scopo, Rawls immagina una situazione che chiama “velo di ignoranza” nella quale i partecipanti al contratto sociale non hanno alcun tipo di informazione sul tipo di posizione che occuperanno all’interno della società. In questo modo, sostiene Rawls, il tipo di società che essi decideranno di creare sarà basata su alcuni principi di giustizia che dovrebbero essere accettati da chiunque sotto il “velo di ignoranza”.

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