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Introduzione; Le origini; Medioevo e Rinascimento; Il classicismo e le accademie; La critica militante
Critica d’arte Disciplina che ha per oggetto la formulazione di giudizi su prodotti artistici del passato e contemporanei. In senso lato, nell’ambito della critica d’arte comprendiamo anche generi letterari diversi che trattano dei fenomeni artistici. Il critico d’arte formula perlopiù giudizi in rapporto al proprio gusto e al proprio tempo. La critica d’arte che, occupandosi di arte contemporanea, presuppone l’adesione a determinate poetiche e correnti artistiche è definita “critica militante”.
I primi scritti sull’arte compaiono nell’antica Grecia. Platone formulò il principio dell’arte come imitazione della natura; Duride di Samo (IV secolo a.C.) scrisse le prime biografie d’artisti. Lo scultore Senocrate di Atene (III secolo a.C.) individuò quattro categorie più precise di giudizio: la simmetria della composizione, il ritmo, l’accuratezza dell’esecuzione, l’effetto visivo complessivo dell’opera. Nell’antica Roma comparve la prima guida artistica, compilata da Pausania il Periegeta nel II secolo d.C.: era dedicata ai monumenti e alle sculture greche. A Vitruvio dobbiamo, invece, il primo importante trattato di architettura.
In età alto-medievale non veniva riconosciuto un valore all’attività artistica, subordinata come tutte le altre discipline alla teologia. Le opere venivano giudicate tenendo conto esclusivamente dei materiali utilizzati (più o meno preziosi) e del numero delle figure dipinte o scolpite. Gli unici scritti sull’arte erano manuali pratici sulle tecniche artistiche (Schedula del monaco Teofilo, XII secolo). I primi giudizi critici medievali riguardanti opere d’arte contemporanee giunti fino a noi si riferiscono a Giotto e furono espressi da scrittori come Dante, Boccaccio e Petrarca. Sappiamo che quest’ultimo possedeva un’opera del maestro fiorentino, da lui giudicato “egregio pittore”, e che era intimo amico di Simone Martini. Ma fu solo con l’Umanesimo che il ruolo sociale dell’artista iniziò a essere riconosciuto, anzi a godere di grande considerazione. La rivalutazione dell’arte antica e di quella contemporanea, accompagnata dalla rinascita del collezionismo, determinò il fiorire della letteratura artistica. Molti artisti redassero trattati teorici sulla pittura, la scultura, l’architettura e addirittura sulla storia delle arti: ricordiamo ad esempio i lavori di Leon Battista Alberti e di Lorenzo Ghiberti. La storia dell’arte veniva concepita secondo un criterio evoluzionistico e divisa per età; si privilegiò il filone delle vite degli artisti considerati più importanti per lo sviluppo dell’arte. Il testo più organico e coerente fu quello di Giorgio Vasari (Vite de’ più eccellenti architetti, scultori e pittori italiani..., 1550): entro ogni biografia l’autore esprimeva giudizi sull’attività e sulle singole opere di maestri del passato e contemporanei, suddividendo inoltre la storia dell’arte italiana in periodi e scuole e identificando diversi stili. Sull’onda del successo del testo del Vasari, le biografie degli artisti e i trattati d’arte si moltiplicarono, sia in Italia sia negli altri paesi d’Europa.
Nel Seicento e Settecento la critica e la storia dell’arte divennero discipline autonome, praticate da letterati e intellettuali più che da artisti. Nacque così una terminologia specifica, si elaborarono teorie dell’arte e precisi criteri di giudizio. La teoria classicista prevalse a lungo sulle altre. Con la nascita delle accademie d’arte si affermò una critica conformista, che giudicava le opere in base al confronto con i modelli antichi, principalmente con i capolavori di Raffaello, dei Carracci, di Poussin. Presto, tuttavia, nacque anche una critica contrapposta a quella ufficiale: l’antiaccademismo trovò valide voci in scrittori come Marco Boschini e Roger de Piles, i quali richiamarono l’attenzione su altri valori propri della pittura, oltre a quelli tradizionalmente riconosciuti del “disegno” e dell’“idea”: ad esempio, il colore, l’espressione, la composizione. Fu in Francia, con le recensioni delle esposizioni d’arte periodiche (i Salon), che si affermarono la moderna critica d’arte e la figura del critico. I Salons di Denis Diderot, del 1737, ne rappresentano il primo esempio: il critico d’arte prendeva posizione e cercava di influenzare gli orientamenti artistici e il gusto del pubblico.
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