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Risultati di Windows Live® Search Op-Art Movimento di ricerca e di esperienze artistiche sorto alla metà degli anni Sessanta del Novecento, nell'ambito dell'arte cinetica (incentrata cioè sulle possibilità espressive del movimento). Il nome costituisce un'abbreviazione di Optical Art, e fu dettato dall'intenzione di evocare la Pop Art nel momento stesso in cui se ne prendevano le distanze. Le radici della Op-Art affondano nelle correnti astratte e costruttiviste dell'inizio del XX secolo, cui avevano aderito artisti quali Piet Mondrian, Naum Gabo, Anton Pevsner e Theo van Doesburg. Parigi, Londra, Milano e New York furono i centri nei quali si affermò la nuova tendenza artistica. Nel 1965, al Museum of Modern Art di New York, si tenne la prima importante mostra del movimento, intitolata emblematicamente The Responsive Eye (L'occhio ricettivo). Le combinazioni di colori, punti, linee e superfici delle opere Op-Art, essenzialmente astratte, provocano effetti ottici particolari, che coinvolgono lo spettatore, mettendone alla prova le facoltà percettive. Talvolta particolari effetti visivi sono ottenuti con movimenti meccanici del supporto o di singoli elementi del quadro. Alcuni artisti, come ad esempio l’italiano Gianni Colombo, costruirono vere e proprie installazioni, composte da elastici, meccanismi elettromagnetici, luci ultraviolette, all'interno delle quali lo spettatore viveva un'esperienza percettiva e sensoriale del tutto inusuale. La Op-Art sviluppò le ricerche condotte precedentemente in quest'ambito da artisti del Bauhaus (László Moholy-Nagy e Josef Albers soprattutto) e dai futuristi, tra cui Giacomo Balla. Gli artisti Optical cercavano di coniugare la ricerca sulla percezione con il valore estetico dell'opera. Lo spettatore, come nell'arte cinetica, diviene componente essenziale dell'opera, in quanto solo attraverso la sua percezione questa assume forma e valore: da ciò deriva che il processo creativo giunge a conclusione in infiniti modi diversi, a seconda delle modalità percettive del tutto soggettive degli osservatori. Tra i maggiori esponenti del movimento ricordiamo l'ungherese Victor Vasarely, lo statunitense Kerry Strand, l'inglese Bridget Riley, il francese François Morellet, i sudamericani Jesús Rafael Soto e Julio Le Parc e gli italiani Gianni Colombo e Franco Grignani. Vasarely e la Riley dipingevano opere bidimensionali, in bianco e nero o a colori. Altri artisti eseguirono opere in lieve rilievo così che lo spettatore, spostandosi, vedeva l'immagine mutare. Altri ancora realizzarono sculture astratte nelle quali gli effetti ottici erano provocati da giochi di luci e ombre sulle superfici.
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