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Risultati di Windows Live® Search Cecco d’Ascoli (Ancarano, Ascoli Piceno 1269? - Firenze 1327), poeta e scienziato italiano. Si hanno pochi dati certi sulle sue vicende biografiche: fu astrologo alla corte di Carlo II d’Angiò a Firenze, città in cui conobbe Dante Alighieri e Guido Cavalcanti; fu a Parigi nel 1311 e di nuovo a Firenze nel 1314. La sua presenza a Bologna come lettore di astrologia è attestata negli anni 1322-1325; qui, per le tesi professate nel corso di una lezione, subì nel 1324 una prima condanna per eresia; nel 1327, nuovamente condannato, fu arso sul rogo assieme ai suoi libri. Commentatore di diversi trattati scientifici latini, Cecco deve la sua fama al poema didascalico in doppie terzine di endecasillabi L’Acerba, scritto in lingua volgare. L’opera, interrotta al principio del quinto libro a causa della morte dell’autore, tratta di astronomia e degli influssi degli astri su uomini ed eventi, di zoologia e gemmologia e dei loro significati simbolici legati a questioni morali e pratiche. Tali contenuti vengono esposti mediante un linguaggio aridamente didascalico, in manifesta e polemica contrapposizione con il modo metaforico e allegorico usato per illustrare il sapere nella Divina Commedia di Dante. Il titolo del poema ha dato origine a varie interpretazioni: Gianfranco Contini lo riferisce alla mente da dirozzare mediante la vera conoscenza fornita dalle pagine del poema; l’autore stesso parla di “acerbi fogli”, ovvero di pagine di difficile comprensione, in cui si nasconde sapere autentico; un’altra ipotesi vuole che il titolo derivi dal latino acervus, da cui l’italiano “coacervo”.
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