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Risultati di Windows Live® Search Settenario Verso di sette sillabe metriche (cioè contate tenendo conto dei fenomeni di dialefe e sinalefe e di dieresi e sineresi, e considerando piana la parola terminale del verso), in cui l'ultima sillaba tonica è la sesta. La posizione di uno o due accenti interni, prima dell'ultimo sulla sesta sillaba, è libero ma nell'ambito delle prime quattro sillabe; l'accento sulla quinta sillaba è eccezionale. Esempi: 'Chiàre, frèsche e dolci àcque' (Francesco Petrarca, Canzoniere); 'Fòrse s'avèss'io l'àle (Giacomo Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell'Asia). Il settenario si combina solitamente con l'endecasillabo, di cui può essere sentito come la prima parte ('a maiore') o come la seconda ('a minore'). La fortuna del settenario si accompagna a quella dell'endecasillabo per la varietà di ritmo. Il settenario viene spesso impiegato da solo nell'inno e nell'ode, ma allora il ritmo varia, perché si alternano forme piane, sdrucciole e tronche. Esiste poi il doppio settenario a rima baciata, detto 'martelliano', perché fu introdotto, all’inizio del Settecento, da Pier Iacopo Martello.
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