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Poetica

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Introduzione

Poetica Storicamente, il termine “poetica” ha assunto tre significati fondamentali. Indica anzitutto ogni teoria interna alla letteratura; in secondo luogo, definisce la riflessione elaborata da un autore sulla poesia e sulla letteratura, e in questo senso è la coscienza formale di un artista, che può essere implicita o dichiarata, ed esprime la sua consapevolezza circa gli strumenti impiegati e le finalità che si pone (si parla, ad esempio, di poetica di Manzoni, poetica di Carducci ecc.); nel suo terzo significato, indica i codici prodotti da una corrente letteraria, da una tendenza o da un gruppo, e implica l'enunciazione di regole o di principi condivisi da detto gruppo, attenersi ai quali diventa obbligatorio (si parla, ad esempio, di poetica del verismo, poetica dell'espressionismo ecc.).

Il succedersi delle varie forme di poetica intesa negli ultimi due significati sopra descritti coincide con lo sviluppo stesso della letteratura e ne segna il percorso storico. Lo studio di queste forme ha avuto particolare corso in Italia in una prospettiva che si rifà all'idealismo di Benedetto Croce (Luigi Russo, Walter Binni) e alla fenomenologia (Antonio Banfi, Luciano Anceschi), anche se in alcuni casi ci si è riferiti non soltanto alle intenzioni tecnico-letterarie di un artista o di un'area culturale, o alle finalità intenzionalmente assegnate alle opere, ma anche al mondo ideologico del poeta, per cui il confine tra poetica e poesia ha finito col rimanere indeterminato e gli sconfinamenti sono stati frequenti.

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La poetica come teoria della letteratura e del giudizio estetico

Ben altro peso ha avuto nella storia della cultura il primo significato di poetica. Nel pensiero classico e fino al Settecento, il termine indicò il sistema delle regole che presiedono alla produzione letteraria e dei criteri che presiedono all’elaborazione del giudizio estetico. Questo è il significato assegnato al termine da Aristotele nella sua Poetica. La fortuna di quest'opera è anche data dall’insieme dei travisamenti (basti pensare alle tre 'unità aristoteliche' applicate alla tragedia) e degli adattamenti dei principi e delle osservazioni in essa contenute nel corso dei secoli. Nel mondo latino, in quello medievale (con le sue varie poetriae) e ancora in età umanistica, la fonte principale per la riflessione interna alla letteratura fu l'Ars poetica di Orazio. Solo nella seconda metà del Cinquecento, dopo le traduzioni in latino e in volgare della Poetica di Aristotele e col dispiegarsi di una vasta attività interpretativa attraverso i commenti, le poetiche tornarono a rifarsi al modello aristotelico. La riflessione teorica raggiunse i livelli più alti con il volgarizzamento-commento (1570) di Lodovico Castelvetro e con i Poetices libri septem di Giulio Cesare Scaligero (1561). In Francia, solo nel Seicento apparve una poetica paragonabile per importanza a quelle italiane, in particolare con l'Arte poetica di Nicolas Boileau-Despréaux, che ebbe risonanza europea insieme a Il canocchiale aristotelico (1654 e 1670) di Emanuele Tesauro.

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La nascita dell’estetica

Nel Settecento, a partire dall'Aesthetica (1750-1758) come 'scienza della conoscenza sensibile' di Alexander Baumgarten, il giudizio di gusto e di valore sulla produzione artistica e sul bello in generale divennero oggetto di una disciplina filosofica specifica, l'estetica. E la riflessione estetica, attraverso Giambattista Vico, Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Friedrich Wilhelm Joseph Schelling fino a Benedetto Croce, si appropriò dei compiti assegnati in origine da Aristotele alla poetica. Il termine passò da allora a indicare la precettistica relativa alle modalità del fare artistico. Croce, ad esempio, distinse tra il giudizio estetico (e l'estetica come scienza della categoria del bello), che è filosofico e non empirico, e una poetica empirica, 'composta di concetti empirici, con lo speciale loro ufficio che è classificatorio e non conoscitivo e giudicativo'.

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Il Novecento

In seguito, nel Novecento, riprese vigore la poetica come teoria della letteratura per due ragioni. Da un lato si ravvisò nella filosofia una scarsa capacità di produrre una 'scienza del bello', fatto questo che comportò la regressione dall'estetica alle poetiche; dall'altro lato pesò la ricerca innovativa prima dei formalisti russi e poi del New Criticism angloamericano, e poi ancora degli strutturalisti e dei semiologi. I formalisti russi, infatti, diedero avvio a un nuovo modo di leggere l'opera letteraria a partire dalla distinzione tra uso comune e uso letterario della lingua, e cercarono di configurare una sorta di 'poetica generale'. Il linguista e critico letterario sovietico Victor Vladimirovič Vinogradov, ad esempio, in Stilistica e poetica (1963) sostiene che il compito della poetica è 'la ricerca delle leggi e delle regole di formazione e di costruzione dei diversi tipi di strutture letterario-artistiche nelle diverse epoche, in connessione con l'evoluzione dei generi letterari e dei loro stili'. In questo modo l'estetica si risolve di nuovo completamente nella poetica, anche se in modo diverso rispetto alla funzione conoscitiva che Aristotele assegnava alla letteratura.

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