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Risultati di Windows Live® Search Fabula e intreccio Termini introdotti dai formalisti russi per indicare, nell’analisi di un testo narrativo, da un lato (fabula) gli eventi della storia considerati nella loro successione temporale e secondo un ordine causale, e dall’altro (intreccio) il modo, scelto dall’autore, di presentare e organizzare in racconto quegli stessi eventi. Secondo il formalista russo Boris Tomaševskij, la fabula è “l’insieme dei motivi nei loro rapporti logici causali-temporali” e l’intreccio è “l’insieme degli stessi motivi nella successione e in quei rapporti in cui essi sono nell’opera”. Non necessariamente i due piani coincidono: l’autore può decidere, ad esempio, di anticipare azioni future o di introdurre flashback per ricostruire avvenimenti cronologicamente anteriori. Si pensi, come caso esemplare, al romanzo giallo, nel quale l’ordine logico-cronologico dei fatti non è quasi mai rispettato: solo alla fine la ricostruzione di un delitto fa luce sui fatti e sui moventi che l’hanno preceduto sul piano logico-cronologico. Tomaševskij distingue poi tra “motivi legati” (“i motivi che non si possono omettere”) e “motivi liberi” (“i motivi che si possono omettere senza danno per l’integrità della connessione causale-temporale degli avvenimenti”). Nella fabula sono importanti solo i “motivi legati”, mentre per l’intreccio acquistano rilievo i “motivi liberi”, come le digressioni, le ricostruzioni e le descrizioni di un ambiente, gli interventi del narratore negli eventi narrati: ad esempio, nei Promessi sposi di Alessandro Manzoni, al lettore è offerto il racconto biografico dedicato a fra Cristoforo dopo la comparsa sulla scena del frate: se questo flashback può essere omesso nella fabula, è invece fondamentale nell’intreccio. Ci sono narrazioni in cui la fabula è gracile, mentre l’intreccio è complesso e sofisticato, perché il racconto tende a coincidere con la fitta trama di osservazioni, suggestioni, pensieri, evocazioni e memorie estranea a ogni cronologia, come nel romanzo Gita al faro di Virginia Woolf.
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