![]() Scelti da Encarta
I migliori testi sull'argomento Stupefacenti, scelti dalla redazione di Encarta Cerca in Encarta
Cerca in Encarta informazioni su Stupefacenti |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Struttura articolo
Stupefacenti Termine che indica genericamente le sostanze – definite anche 'droghe' e molto diverse tra loro in quanto a composizione, effetti, tossicità e capacità di instaurare dipendenza – che provocano una modificazione delle funzioni del sistema nervoso centrale e un'alterazione dello stato di coscienza. Gli stupefacenti includono sostanze naturali e sintetiche (ottenute cioè chimicamente in laboratorio), tra cui oppio e derivati, cocaina, LSD, mescalina (considerate anche, secondo una generica classificazione, 'droghe pesanti', per indicarne l'estrema tossicità), i derivati della cannabis (marijuana e hashish, definiti anche 'droghe leggere') e alcuni composti di recente introduzione tra cui la cosiddetta ecstasy. Gli alcolici, il tabacco e i barbiturici possono in senso lato essere considerati anch'essi sostanze stupefacenti. Gli stupefacenti possono essere raggruppati in sei classi: oppiacei, ipnotico-sedativi, psicostimolanti, allucinogeni, cannabis e inalanti. L'uso di queste sostanze, che espone a un elevato rischio di dipendenza, si è molto diffuso negli ultimi trent'anni fino a costituire un grosso problema sociale nella gran parte dei paesi del mondo.
La classe degli oppiacei comprende sostanze derivate dall'oppio (come morfina ed eroina), nonché i suoi sostituti sintetici (come il metadone). Dal punto di vista farmacologico, la morfina è un potente analgesico e costituisce lo standard su cui vengono misurati gli altri analgesici. Inoltre, morfina e altri derivati dell'oppio calmano la tosse, riducono la motilità intestinale e, a dosi elevate, inducono uno stato di indifferenza psicologica. L'eroina, un derivato sintetico della morfina, fu introdotta nel 1898 come calmante della tosse e sostituto della morfina, in quanto sembrava non essere in grado di indurre dipendenza. Tuttavia, presto si scoprì che anche l'eroina provocava dipendenza e pertanto il suo uso fu proibito in molti paesi, anche nella pratica medica. Tra gli effetti dell'eroina vi sono euforia, immediatamente dopo l'assunzione, e uno stato di profonda indifferenza a tutti gli stimoli interni ed esterni. Gli oppiacei provocano effetti diversi a seconda del tipo di esperienze passate, delle aspettative di chi li assume e delle modalità di somministrazione (per iniezione, ingestione o inalazione). I sintomi della crisi di astinenza comprendono movimenti scalcianti delle gambe, ansia, insonnia, nausea, sudorazione, crampi, vomito, diarrea e febbre. Negli anni Settanta, con la scoperta delle encefaline, gli oppiacei naturali presenti nel cervello, venne formulata una delle prime ipotesi sulla causa della dipendenza fisica dagli oppiacei: in base a questi studi, sembra che queste droghe imitino l'azione delle encefaline e che possano utilizzare gli stessi recettori cerebrali. Quest'ipotesi suggerisce anche che la dipendenza fisica dagli oppiacei potrebbe svilupparsi in persone che hanno un deficit di queste sostanze naturali.
I barbiturici sono farmaci utilizzati sin dal primo Novecento per alleviare l'ansia, indurre il sonno e curare l'epilessia. I barbiturici inducono forte dipendenza fisica; in questo, come negli effetti e nei sintomi della crisi d'astinenza, assomigliano molto all'alcol. La sospensione dell'uso causa tremore, insonnia, ansia e talvolta, dopo un giorno, convulsioni e delirio. Dosi tossiche, spesso poco superiori a quelle terapeutiche, vengono talvolta assunte accidentalmente. I barbiturici sono particolarmente pericolosi se combinati con l'alcol. Altri ipnotico-sedativi sono le benzodiazepine, i cosiddetti tranquillanti, usati nel trattamento dell'ansia, dell'insonnia e dell'epilessia. Benché siano più sicuri dei barbiturici e vengano oggi usati comunemente, inducono anch'essi dipendenza.
Gli stimolanti più comuni sono la cocaina e i farmaci della famiglia delle anfetamine (o amfetamine). La cocaina, una polvere cristallina bianca dal sapore amaro, si estrae dalle foglie della pianta sudamericana della coca. Viene usata in medicina per indurre anestesia locale nella chirurgia del naso e della gola e per provocare vasocostrizione e ridurre l'emorragia durante gli interventi chirurgici. L'abuso, aumentato considerevolmente verso la fine degli anni Settanta, può causare gravi problemi psicologici e fisiologici. Negli anni Ottanta è comparsa una forma di cocaina, chiamata 'crack', che crea fortissima dipendenza. Le anfetamine, derivati dell'efedrina, furono introdotte negli anni Trenta come terapia della rinite e del raffreddore da fieno, e solo successivamente impiegate per la loro capacità di influire sul sistema nervoso. Per un certo periodo vennero usate come anoressizzanti, cioè per ridurre l'appetito nelle persone che cercavano di dimagrire. Attualmente il loro uso è limitato al trattamento della narcolessia, un disturbo del sonno caratterizzato da improvvisi attacchi di sonno durante il giorno, e nella sindrome del bambino iperattivo, nel quale le anfetamine producono un effetto calmante. Negli adulti, invece, le anfetamine aumentano la vigilanza, migliorano l'umore e diminuiscono l'affaticamento e il bisogno di sonno; spesso, tuttavia, rendono chi le assume irritabile ed eccessivamente loquace. Sia la cocaina che l'anfetamina, dopo un prolungato uso quotidiano, possono provocare sintomi psicotici simili a quelli della schizofrenia acuta. L'ecstasy (o 3,4-metilene diossimetampfetamina) dà a chi la assume una grande sensazione di benessere, di disponibilità affettiva, un forte aumento dell'energia e, talvolta, allucinazioni. I suoi effetti collaterali possono essere disidratazione, perdita di peso, di controllo e della memoria a lungo termine. L'assuefazione agli effetti sia euforizzanti che anoressizzanti delle anfetamine e della cocaina si sviluppa rapidamente. L'astinenza dalle anfetamine, soprattutto se iniettate per via endovenosa, causa una depressione tanto potente che chi le usa ha un fortissimo incentivo a continuare ad assumerle, finché non crolla.
|
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |