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Partito socialdemocratico tedesco o SPD Partito politico nato nel 1875, durante il congresso di Gotha, dalla fusione dell’Associazione generale dei lavoratori tedeschi (fondata nel 1863 da Ferdinand Lassalle) e del Partito socialdemocratico dei lavoratori (fondato nel 1869 da Wilhelm Liebknecht e August Bebel). Il Partito socialdemocratico tedesco (Sozialdemokratische Partei Deutschlands, SPD), nonostante le leggi antisocialiste di Otto von Bismarck, ebbe un’immediata affermazione elettorale, fino a diventare, nel 1912, il primo partito tedesco e un modello per il movimento socialista europeo.
Inizialmente influenzato dalle idee moderate di Lassalle e perciò criticato da Karl Marx nella sua Critica al programma di Gotha (1875), nel 1891, al congresso di Erfurt elaborò, accanto a un “programma minimo” di riforme (suffragio universale, giornata lavorativa di otto ore, legalizzazione dei sindacati ecc.), un “programma massimo” di passaggio al socialismo, riacquisendo una marcata fisionomia marxista. Lacerato dalla polemica scoppiata tra le varie anime del partito – una revisionista rappresentata da Eduard Bernstein, una ortodossa rappresentata da Karl Kautsky e una rivoluzionaria rappresentata da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht – dopo il voto ai crediti di guerra, perse la componente più radicale (vedi Lega di Spartaco) e riacquistò posizioni più moderate, ricoprendo anche ruoli di governo durante la Repubblica di Weimar.
Incapace di contrastare l’ascesa di Adolf Hitler, l’SPD fu messo fuorilegge dal regime nazionalsocialista nel 1933. Ricostituitosi nel 1946, condusse una decisa opposizione ai governi guidati dall’Unione cristiano-democratica (CDU) di Konrad Adenauer. Nel 1959, nel congresso di Bad Godesberg, abbandonò il marxismo, sostenendo un programma riformista basato sullo sviluppo del welfare state e sulla promozione delle classi lavoratrici. Tornato al governo nella “grande coalizione” con la CDU nel 1966, nel 1969 assunse con Willy Brandt la guida del governo, inaugurando la politica di apertura a Est (Ostpolitik). Nel 1982 fu battuto dalla CDU di Helmut Kohl.
Nel 1998, dopo sedici anni di continua egemonia cristiano-democratica, l’SPD, sotto la guida di Gerhard Schröder, tornò al governo del paese insieme con gli ambientalisti dei Grünen (i Verdi). La linea politica di Schröder, improntata a un profondo rivolgimento del modello sociale tedesco e al perseguimento di una “terza via” tra socialismo e capitalismo, creò tensioni e polemiche dentro l’SPD, che culminarono prima nelle dimissioni di diversi leader della sinistra del partito, poi in una scissione e nella formazione, nel 2005, del nuovo movimento Die Linkspartei (Partito della sinistra). La coalizione rosso-verde, confermata di misura nelle elezioni svoltesi nel settembre 2002 (che videro tuttavia una forte flessione dei socialdemocratici), non superò la prova delle elezioni anticipate del 2005, quando il Partito socialdemocratico venne superato, seppur di poco, dalla CDU-CSU, costituendo poi con questa un governo di “grande coalizione”.
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