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Risultati di Windows Live® Search Collaborazionismo Forme di collaborazione spontanea prestate dai cittadini di una determinata nazione in favore di uno stato nemico occupante o dai membri di un determinato gruppo sociale a vantaggio di gruppi sociali contrapposti. In questa seconda accezione il termine fu utilizzato, all’inizio del XX secolo, nel lessico politico italiano dai settori massimalisti del Partito socialista per condannare la disponibilità manifestata dalla corrente riformista di Filippo Turati a collaborare con i governi presieduti da Giovanni Giolitti. In Germania si parlò di collaborazionismo a proposito di quei parlamentari socialisti che nel 1914 votarono a favore dei finanziamenti per la guerra. Il termine si impose e si diffuse durante la seconda guerra mondiale, quando si moltiplicarono i casi di governi e forze politiche che collaborarono attivamente con le forze di occupazione nazista. I più noti governi collaborazionisti furono quello norvegese di Vidkun Quisling (1940-1945), il nome del quale diventò addirittura sinonimo di collaborazionismo, quello francese di Vichy (1940-1945), presieduto dal maresciallo Pétain, quello serbo presieduto dal generale Nédic, insediato dopo l'occupazione tedesca nel 1941, e quello italiano della Repubblica di Salò (1943-1945) governata da Mussolini. Il sostegno sociale di questi governi collaborazionisti era dato da conservatori di varie tendenze, che da un lato temevano il bolscevismo e vedevano nel nazismo un baluardo contro di esso, dall’altro temevano che una sconfitta della Germania potesse condurre a una rivoluzione nei rapporti tra le classi sociali. Un diverso e precedente caso di collaborazionismo è costituito dallo stato cinese del Manchukuo, retto nel 1937 dal governo fantoccio di Wang Jinwei, che i giapponesi imposero dopo l'invasione della Cina.
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