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Convenzione di Philadelphia

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Costituzione degli Stati UnitiCostituzione degli Stati Uniti

Convenzione di Philadelphia Assemblea dei delegati degli Stati Uniti d'America convocata dal 16 maggio al 17 settembre 1787 allo scopo di ridiscutere l'assetto costituzionale definito nel 1777, da molti criticato perché attribuiva poteri insufficienti agli organi centrali. Fu approvata una nuova Costituzione che trasformò la precedente forma confederale in uno stato federale, nel quale il potere del governo centrale aveva valore sovrano su tutta la nazione.

Sul problema della rappresentanza, la Convenzione discusse due proposte. L'una (detta Virginia Plan) prevedeva un criterio di eleggibilità rapportato alla ricchezza e una quota di rappresentanti proporzionale al numero della popolazione di ogni stato membro della Federazione. L'altra (detta New Jersey Plan) proponeva una rappresentanza eguale per ogni stato. Prevalse una linea di compromesso (Connecticut Compromise), che introduceva il bicameralismo, con una Camera bassa eletta dal popolo con un numero di rappresentanti proporzionale alla popolazione e una Camera alta (Senato) eletta dalle assemblee legislative in ragione di due senatori per ogni stato.

La Convenzione introdusse il principio dell'equilibrio e della separazione dei poteri tra esecutivo (presidente) e legislativo (Congresso). Fissò i criteri per la scelta del presidente, eletto con un sistema a suffragio indiretto (il popolo eleggeva in ogni stato i delegati di un collegio nazionale, che a sua volta eleggeva il presidente). Infine attribuì i poteri della Corte Suprema, organo di controllo della legittimità costituzionale delle leggi sia del governo federale sia dei singoli stati.

La Convenzione fu ratificata dai singoli stati tra il 1787 e il 1790.

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