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Guerre d’indipendenza latinoamericane Serie di conflitti combattuti tra il 1815 e il 1825 per la conquista dell’indipendenza, che opposero le colonie dell’America latina alla madrepatria.
Nell’impero coloniale spagnolo, che includeva il Messico, l’America centrale e meridionale con l’esclusione del Brasile, alla fine del XVIII secolo si avvertirono i primi segnali di una crisi profonda che chiamava in causa il sistema delle relazioni commerciali e politiche fra la Spagna e le colonie. Già nel 1780 era scoppiata in Perù un’imponente rivolta di contadini, guidati da un nobile indio che aveva assunto il nome di Túpac Amaru, costringendo l’esercito all’uso della forza. La ribellione servì a suscitare uno spirito di indipendenza che, sorto nelle genti di ceppo indigeno, coinvolse anche la popolazione creola di origine iberica. L’eco della rivoluzione americana (vedi Guerra d’indipendenza americana) e, soprattutto, della Rivoluzione francese si avvertì nelle sollevazioni popolari scatenate nel 1791 dai neri di Haiti guidati da Toussaint Louverture (che avrebbero portato nel 1804 alla costituzione del primo stato indipendente in America latina) e dai coltivatori delle piantagioni in Venezuela. La frattura politica si annunciò durante l’età napoleonica, nella fase in cui la monarchia borbonica fu detronizzata da Napoleone Bonaparte (1808). I primi movimenti indipendentisti organizzati da creoli scoppiarono nel 1809 nell’Alto Perù (nell’attuale Bolivia) e si conclusero con la destituzione delle autorità spagnole: l’assenza di un coordinamento tra questi episodi li rese tuttavia facilmente controllabili. Il dominio coloniale fu sul punto di sfaldarsi in Messico (con la rivoluzione popolare scoppiata nel settembre del 1810 e capeggiata dai sacerdoti Miguel Hidalgo e José Morelos, contro la quale si coalizzarono creoli ed esercito spagnolo), in Argentina, in Venezuela (in cui le sollevazioni furono condotte sotto la guida dei prestigiosi capi militari Francisco de Miranda e Simón Bolívar) e in Uruguay, con la proclamazione dell’indipendenza nelle colonie. Nel 1815 dalla Spagna furono inviati adeguati rinforzi alle truppe di stanza in territorio americano, così che fu possibile soffocare quasi tutti i movimenti indipendentisti esplosi cinque anni prima.
Del primo ciclo delle lotte d’indipendenza nel 1815 resisteva un solo governo autonomo, quello delle Province Unite del Rio de la Plata, i cui poteri non si estendevano a tutta l’Argentina e la cui sopravvivenza era continuamente minacciata dalle truppe spagnole. Le vere e proprie guerre d’indipendenza si svolsero nel decennio 1815-1825 ed ebbero come protagonisti José de San Martín e Simón Bolívar, che andavano raccogliendo un esercito per muovere all’attacco delle roccaforti realiste in Cile e in Perù. San Martín combatté vittoriosamente in Cile, che nel 1818 acquisì l’indipendenza; di qui si spinse verso il Perù, difeso strenuamente dalla Spagna fino a che non sopraggiunse il corpo di spedizione capeggiato da Simón Bolívar, reduce da una serie di imprese dai toni leggendari, sfociate nella liberazione del Venezuela e in una lunga marcia attraverso le Ande verso Bogotá, in Colombia; qui era giunto nel 1819 e aveva costituito una confederazione di stati che chiamò Grande Colombia. Nel 1824 l’ultima resistenza spagnola fu piegata nella battaglia di Ayacucho. Il Messico si proclamò indipendente nel 1821, costituendosi in impero sotto la direzione del generale Agustín de Itúrbide. In Brasile, colonia portoghese, analogo obiettivo fu raggiunto pacificamente con il coinvolgimento del reggente, che nel 1822 aveva accettato la carica di imperatore costituzionale, offertagli dagli indipendentisti creoli, con il nome di Pietro I. Nel 1825 l’intera America latina (salvo le isole dei Caraibi e le Guyane) era libera dalla dominazione coloniale. La nuova carta politica vide la formazione di stati nazionali autonomi, perlopiù controllati da oligarchie rurali e militari, che resero vani i progetti di aggregazioni federali o confederali sull’esempio degli Stati Uniti d’America.
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