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Porcellana di Doccia Porcellana prodotta a Doccia, località del comune di Sesto Fiorentino, dalla manifattura Ginori, fondata nel 1737 dal marchese Carlo Lorenzo Ginori e tuttora esistente come Società Ceramica Richard-Ginori, dopo la fusione nel 1896 con l’azienda milanese di ceramica diretta da Carlo Richard.
Assurta presto al livello delle prestigiose produzioni di Vienna e di Meissen, la porcellana di Doccia nasceva da un progetto insieme artistico e industriale: nella manifattura, situata all’interno della villa Buondelmonti di proprietà Ginori, vennero impiegati per primi contadini e piccoli artigiani locali, posti sotto la direzione di due grandi maestri provenienti da Vienna: Giorgio della Torre, esperto nelle tecniche di cottura, e Karl Wendelin Anreiter, pittore e profondo conoscitore delle proprietà fisiche e chimiche dei pigmenti utilizzati per la decorazione. Nel 1741 il granduca Francesco di Lorena concesse alla manifattura il monopolio della produzione delle porcellane in Toscana; di lì a poco l’esportazione dei pezzi di Doccia si incrementò notevolmente, raggiungendo città e paesi lontanti, come Costantinopoli e Lisbona. Dopo la morte di Carlo Ginori, nel 1757, la manifattura passò ai figli Lorenzo I, Bartolomeo e Giuseppe, che continuarono l’attività paterna sviluppandola e potenziandola; in particolare, molto sentita era la concorrenza della porcellana di Sèvres, che stimolò una più spinta sperimentazione e un’ulteriore cura nella lavorazione. Fu tuttavia solo con la proclamazione del Regno d'Italia che la Ginori iniziò ad accostare alla tradizionale produzione artistica anche pezzi ottenuti con metodi più industriali, che potevano essere proposti a una clientela più vasta e meno selezionata. Nel 1861 la manifattura ottenne la medaglia d'oro alla Esposizione Nazionale di Firenze. Quando nel 1896 la Ginori si alleò con il gruppo industriale Richard, l’azienda contava ormai 1500 operai e produceva ogni anno circa dieci milioni di pezzi, in maiolica e porcellana.
Le prime porcellane di Doccia erano caratterizzate da decorazioni blu o grigie sottovetrina, di impronta barocca, tra le quali prevalevano i motivi a tulipano, a galletti, a cineserie. Sotto la direzione del figlio Carlo Ginori, Lorenzo I, vennero introdotte forme e decorazioni rococò, spesso di ispirazione fitomorfica e floreale (ad esempio, a rosellina o a ramoscello). Un’impronta particolare derivò dal magistero del pittore Giovan Battista Fanciullacci e dall’opera degli scultori Gasparo e Giuseppe Bruschi, autori delle statuine che riproducevano i personaggi della Commedia dell'Arte. Famose e molto richieste furono anche le statuine di soggetto religioso, mitologico o arcadico. Le porcellane di Doccia risentirono in seguito dello stile neoclassico, mentre la produzione si diversificava in una più ampia scelta di oggetti d’uso quotidiano. Dopo la fusione con la Richard, grande successo ebbero i pezzi Art Nouveau; negli anni Venti del Novecento si imposero i pezzi Art Déco, mentre tra 1923 e il 1930 furono molto apprezzati i modelli progettati da Gio Ponti. Nell’attuale stabilimento, costruito nel 1951 a pochi chilometri dall'antica Manifattura, sopravvivono, accanto ai reparti in cui la lavorazione è condotta con le tecniche più avanzate (suppellettili, oggetti da collezione, porcellana da tavola), anche laboratori nei quali tutte le fasi della produzione vengono eseguite a mano, secondo metodi antichi. Davanti al complesso industriale si trova il Museo delle porcellane di Doccia, inaugurato nel 1965, nel quale sono conservati i più preziosi pezzi della manifattura dalle origini ai nostri giorni. Vedi Porcellana.
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