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    Per una critica dell’Idealismo e la fondazione di una sociologia del valore. Cesare Valenti. Editrice Peloritana. 1969. Brossura. Medio stato. pp. 208.

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Valore (sociologia)

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Introduzione

Valore (sociologia) In sociologia e in antropologia, rappresentazione di ciò che un individuo o un gruppo sociale desiderano (un bene materiale, una norma sociale, un’istituzione ecc.) e che quindi tendono a perseguire o a conservare.

Il valore costituisce, al tempo stesso, l’orientamento e la motivazione delle azioni sociali in quanto indica ciò che, in determinati contesti o situazioni, è bene, o è meglio, o più opportuno, o più utile raggiungere. Più propriamente, il valore costituisce la meta ideale cui la società aspira, rappresentando, di conseguenza, un riferimento normativo per la morale di una società.

Generalmente i valori si presentano inscindibilmente connessi fra loro: infatti, se l’ideale presentato è troppo generale o astratto, inevitabilmente, per perseguirlo, si devono raggiungere finalità (o valori) intermedie. I valori, quindi, sono collegati in una catena di mezzi-fini, in cui ogni singolo valore è, al tempo stesso, un mezzo per raggiungerne altri e un fine in sé. Se, ad esempio, una cultura ritiene un valore la spiritualità, dovrà riconoscere, a catena, anche il valore della preghiera (che è anche lo strumento per sviluppare questa dimensione dell’esistenza umana), della libertà di culto e di riunione, del tempio ecc.

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Lo studio dei valori

In sociologia il concetto di valore assunse una notevole rilevanza soprattutto dall’inizio del Novecento, quando se ne avviò lo studio come “fatto sociale” a sé, indipendentemente da considerazioni etiche, religiose o filosofiche. Max Weber, ad esempio, analizzando i fattori che regolano e orientano l’azione sociale, interpretò i valori come i criteri di valutazione e di riferimento di ogni scelta. Talcott Parsons riprese e accentuò questa concezione orientativa e normativa, tanto da considerare l’ordine sociale e l’integrazione sociale come l’esito di un sistema di valori comuni, fortemente condiviso.

Gli studi sulla devianza e sui giovani, negli anni Sessanta, misero però in luce che un sistema sociale è in grado di tollerare variazioni di valori anche molto consistenti e significative, pur presentando livelli accettabili di ordine e di integrazione sociale. Questo, da un lato, ha scoraggiato le generalizzazioni e, dall’altro, ha aperto la strada a studi più empirici e circoscritti.

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