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Romanzo storico Forma di romanzo centrata sulla rappresentazione di vicende e personaggi che appartengono a epoche storiche precise e ricostruite con cura. A volte vicende e personaggi sono storicamente reali, ma le prime si sviluppano lungo direzioni romanzesche e dei secondi viene messa al centro la dimensione passionale. Altre volte si tratta di vicende inventate ma inserite in un contesto storico reale, ricostruito non senza passione antiquaria. Una delle intenzioni del romanzo storico è infatti quella di ricostruire la fisionomia di un’epoca storica con documentazioni attendibili. Sulla nascita in Italia del romanzo storico influì, in ambito extraletterario, la mutata concezione della storia, allora intesa come processo dinamico capace di interpretare il presente e chiarirne condizioni e contraddizioni. Tale orientamento storiografico si combinò con l’esigenza di contribuire, attraverso un confronto con un pubblico ampio, all’educazione civile del popolo, esigenza questa tipica di tutta l’età risorgimentale. Tuttavia i due perni del romanzo storico continuarono a essere la fanciulla perseguitata e l’amore contrastato, a testimonianza del fatto che la componente sentimentale-romanzesca fu quella fondamentale e prevalente. Inoltre, paradossalmente, la dominante fatalità degli eventi narrati o la presenza di un’ideologia che spiega e giustifica gli eventi in una dimensione extrastorica rivelano una radicale sfiducia nella storia da parte degli scrittori italiani. In ogni caso, il romanzo storico si diffuse in età romantica soprattutto per la nuova attenzione riservata alla storia delle nazioni e per una curiosità specifica verso il Medioevo. L’ottimismo risorgimentale che accompagnò la fioritura del romanzo storico si manifesta, sul piano della narrazione, in due tratti distintivi: il punto di vista onnisciente del narratore, che conosce non solo i fatti ma anche le vibrazioni più segrete dei personaggi; e l’uso delle digressioni, cioè quelle pause di natura riflessiva e moraleggiante che si possono spiegare solo con l’onniscienza del narratore. I caratteri dominanti del romanzo storico – con la vistosa eccezione dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni – sono di natura romantica: atteggiamenti melodrammatici e pose teatrali, la corrispondenza tra ambiente e avvenimenti, l’iperbole sentimentale, il paesaggio psicologizzato, la funzione scenografica delle descrizioni ambientali, la rigidità dei caratteri.
Alle origini del romanzo storico in Italia stanno le opere dello scrittore scozzese Walter Scott, che lanciò la moda di questo genere letterario in Europa. All’influenza ben documentabile di Scott vanno però aggiunti due elementi: la fortuna dei drammi di Shakespeare, che è il lontano archetipo del romanzo storico e del melodramma romantico, e l’opera lirica, che contribuì alla costruzione schematica di vicende e sentimenti. Numerosi furono infatti i libretti d’opera tratti dai romanzi di Scott, e uno venne perfino tratto dal Marco Visconti di Tommaso Grossi, musicato nel 1838 da Nicola Vaccai e nel 1854 da Errico Petrella. Di Scott, Gaetano Donizetti musicò Kenilworth nel 1829 (Elisabetta al castello di Kenilworth) e La sposa di Lammermoor fu musicata da Michele Carafa nel 1828, da Alberto Mazzucato nel 1834 e da Donizetti nel 1835 (Lucia di Lammermoor); nel 1832 venne presentato sulle scene l’Ivanhoe con la musica di Giovanni Pacini. In Italia il romanzo storico si affermò verso la fine degli anni Venti, quando a Milano ben tre tipografi pubblicavano collane di opere di Scott. Nel 1827, oltre alla prima edizione dei Promessi sposi, vennero pubblicati Sibilla Odaleta di Carlo Varese, La battaglia di Benevento di Francesco Domenico Guerrazzi e Il castello di Trezzo di Giovanni Battista Bazzoni, il quale poco dopo avrebbe tradotto Waverley di Scott. Ad aprire la serie dei romanzi storici in Italia era stato, nel 1822, Davide Bertolotti con La calata degli Ungheresi in Italia nel Novecento e con L’isoletta dei cipressi, anche se si trattava di romanzi ancora immaturi. Il 1822 è anche l’anno in cui comparve la traduzione dell’Ivanhoe (pubblicato in Inghilterra nel 1819) a opera di Gaetano Barbieri. Il romanzo storico dominò la produzione letteraria degli anni Trenta e Quaranta e si esaurì verso il 1860. Il successo di questo tipo di narrazione deve molto all’impatto provocato dai Promessi sposi, benché il controllo linguistico e morale esercitato da Manzoni abbia fatto – tranne che per i moduli narrativi – ben poca scuola: i romanzi storici, schematici e poco sofisticati sul piano narrativo, puntavano soprattutto sulle emozioni forti. Enorme successo di pubblico e critica ebbe anche il Marco Visconti (1834) di Tommaso Grossi, da lui dedicato a Manzoni. Fortunato fu pure il romanzo storico-patetico Margherita Pusterla (1838) di Cesare Cantù, opera che Silvio Pellico definì “il romanzo più popolare in Italia dopo i Promessi sposi”. Oltre a questi, vanno ricordati almeno i romanzi storico-patriottici di Massimo d’Azeglio (Ettore Fieramosca, 1833, e Niccolò de’ Lapi, 1841) e i romanzi storici di taglio oratorio, ma ispirati a ideali radical-democratici, del già citato Francesco Domenico Guerrazzi (tra gli altri, L’assedio di Firenze, 1836; Veronica Cybo, 1838; Pasquale Paoli, 1860). Completamente diverso è l’approccio alla dimensione storica in Cento anni (1857-1858) di Giuseppe Rovani e in Le confessioni d’un italiano (pubblicate postume nel 1867) di Ippolito Nievo. Una ripresa del romanzo storico secondo il modello manzoniano è stata compiuta nel Novecento da Riccardo Bacchelli a partire da Il diavolo al Pontelungo (1927) fino al vasto ciclo di Il mulino del Po (1938-1940), che ripercorre un secolo di storia (un secolo come le citate opere di Nievo e di Rovani) dall’inizio dell’Ottocento alla prima guerra mondiale.
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