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Risultati di Windows Live® Search New Criticism Movimento critico-poetico nato negli Stati Uniti meridionali e sviluppatosi in America e in Inghilterra tra gli anni Trenta e Cinquanta del XX secolo. La sua denominazione, già in uso nel primo decennio del Novecento, ricevette la definitiva consacrazione con la pubblicazione di un saggio di John Crowe Ransom intitolato The New Criticism (1939, La nuova critica). Il proposito esplicito era quello di combattere l'ortodossia critica degli anni Trenta. Elementi comuni a tutto il movimento sono la matrice culturale (Thomas Stearns Eliot, dal quale deriva l'avversione per il soggettivismo romantico, e il critico inglese Ivor Armstrong Richards, importante per le teorie sulla funzione della poesia e per la pratica di lettura dei testi); la matrice 'sudista', contraria all'industrializzazione e al marxismo; il rifiuto di ogni spiegazione storico-ideologica della poesia. Ne furono iniziatori i poeti-critici Alan Tate, Robert Penn Warren e il già citato Ransom, cui si aggiunsero Yvor Winters, René Wellek, William Kurtz Wimsatt, William Empson e altri. Con loro si consolidò l'idea della poesia come sistema autosufficiente e della critica come percorso tutto interno al testo poetico, che deve rinunciare ai riferimenti extraletterari; in particolare, i 'nuovi critici' ereditarono da Empson (Sette tipi di ambiguità, 1930) termini chiave come 'ambiguità', 'polisemia', 'ironia', 'tensione' e combatterono quattro tipi di falsità: l'idea di considerare essenziale la poetica dell'autore; la confusione della poesia con la reazione emotiva del lettore (critica impressionistica); l'illusione dell'espressività della forma che genera il principio di imitazione e la storia dei generi; l'idea che la poesia abbia la funzione di trasmettere ideologie o dottrine. Per loro la poesia è un complesso labirinto ambiguo e polisemico; non è tuttavia un gioco verbale, bensì una forma di conoscenza superiore capace di registrare l'esperienza umana in una dimensione tanto molteplice da configurarsi come totalità. I 'nuovi critici' sacrificarono, insieme con la prospettiva storica, la storia letteraria e trascurarono i risultati più avanzati della linguistica moderna, ma svilupparono 'modelli ingegnosi per l'analisi delle immagini e del simbolo' e fornirono 'un'apologia importante della poesia in un mondo dominato dalla scienza' (Wellek).
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