Scelti da Encarta
I migliori testi sull'argomento Regime fascista italiano, scelti dalla redazione di Encarta
Cerca in Encarta
Cerca in Encarta informazioni su Regime fascista italiano

Risultati di Windows Live® Search

  • Fascismo - Wikipedia

    Il fascismo fu un movimento politico italiano del XX secolo, rivoluzionario e reazionario [1], di carattere nazionalista e totalitario, che sorse in Italia per iniziativa di Benito ...

  • Il regime fascista

    Il regime . D al '25 al '28 si ha il completamento dell'organizzazione autoritaria dello ... 11 febbraio Concordato tra la Santa Sede e lo Stato italiano (Patti Lateranensi).

  • Governo Italiano - La Costituzione

    Portale del Governo Italiano ... alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.

Tutti i risultati in
Risultati di Windows Live® Search

Regime fascista italiano

Articolo
Multimedia
Mussolini proclama l’imperoMussolini proclama l’impero
Struttura articolo
1

Introduzione

Regime fascista italiano Sistema politico e periodo della storia d’Italia dominato dall’ideologia fascista e dal regime totalitario di Benito Mussolini; durò dal 28 ottobre 1922, data della marcia su Roma e della nomina di Mussolini a capo del governo, al 25 luglio 1943 quando, in seguito all’ordine del giorno di sostanziale sfiducia votato dal Gran consiglio del fascismo, il duce fu esautorato dai suoi gerarchi e dal re dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia.

Le caratteristiche sostanziali che contraddistinsero il regime fascista furono: liquidazione dello stato liberale e delle sue istituzioni; negazione del pluralismo democratico dei partiti e conseguente repressione violenta delle opposizioni; progressiva organizzazione corporativa dei rapporti economici e sociali; irreggimentazione dei cittadini per categorie sociali, di sesso e di età; dirigismo statale nell’economia; organizzazione gerarchica dell’amministrazione pubblica; nazionalismo (connotato, dopo l’avvicinamento alla Germania hitleriana, in senso razzistico) e pretesa di svolgere una politica estera di potenza. Tratto saliente del fascismo fu pure l’allargamento della sfera del consenso a vasti settori della popolazione, attraverso un gigantesco apparato di propaganda e la repressione violenta di tutte le voci di dissenso.

Al fine di accrescere il consenso fu fatto ricorso a una serie di provvedimenti di varia natura: furono promosse le nuove forme di comunicazione di massa (in primo luogo la radio) e fu favorita l’assimilazione della cultura a cultura di regime, e, per ottenere l’adesione dei cattolici, fu stipulato un Concordato fra lo Stato italiano e la Santa Sede. Restò invece solo un aspetto di facciata l’ammodernamento e il rafforzamento dell’apparato militare, la cui esaltazione propagandistica da parte del regime non resse alla prova dei fatti. Il regime fascista inoltre, a parere di alcuni storici, diede luogo a un totalitarismo imperfetto, nella misura in cui dovette scendere a compromessi con le forze tradizionali della società italiana, quali la Chiesa, l’esercito e la monarchia.

2

I primi governi Mussolini (1922-1924)

La prima fase del fascismo al potere fu un periodo di trapasso, in cui non furono ancora soppresse le istituzioni ereditate dallo stato liberale, a cominciare dallo Statuto albertino; vennero tuttavia piegate da Mussolini (a capo di un governo di coalizione che comprendeva fascisti, liberali di varie correnti, nazionalisti e popolari) a interventi finalizzati alla creazione di un regime autoritario e totalitario.

Fra questi interventi occorre ricordare l’istituzione della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, che di fatto inquadrava le forze paramilitari fasciste (vedi Camicie Nere); la nuova legge elettorale del 1923 (detta “legge Acerbo”), che attribuiva alla lista di maggioranza relativa i due terzi dei seggi alla Camera, e inoltre la repressione delle forze d’opposizione e del movimento sindacale. Proprio la fine di ogni forma palese di conflittualità sociale, grazie all’intimidazione degli oppositori, garantì al governo la simpatia di gran parte della pubblica opinione, stanca o spaventata per le continue turbolenze sociali del triennio seguito alla fine della prima guerra mondiale e convinta che la sostanza autoritaria e poliziesca della politica fascista fosse soltanto transitoria.

A favorire il consenso contribuirono l’istituzione di organi per l’assistenza dei lavoratori, delle donne e dell’infanzia, e anche alcuni successi nella politica estera, quali l’azione di forza dell’Italia contro la Grecia nel 1923 (occupazione di Corfù) e l’accordo italo-iugoslavo del 1924, che sancì il passaggio della città di Fiume (l’attuale Rijeka) sotto la sovranità italiana (vedi anche Questione di Fiume).

3

Il regime totalitario

L’esito delle elezioni politiche del 1924, svoltesi in un clima di intimidazione nei confronti delle opposizioni, fu duramente contestato dal deputato socialista-riformista Giacomo Matteotti, che in un discorso al Parlamento denunciò le violenze e i brogli commessi dai fascisti: pochi giorni dopo fu trovato ucciso. Ne seguì una grave crisi, ma nonostante il disorientamento iniziale di ampi settori della popolazione che avevano sostenuto il fascismo, Mussolini riuscì alla fine a rafforzare le sue posizioni, anche per l’appoggio ricevuto dal re Vittorio Emanuele III.

Le opposizioni (formate dai liberali di Giovanni Amendola, dai popolari di Alcide de Gasperi, dai socialisti, dai comunisti, dai repubblicani) avevano abbandonato i lavori parlamentari, dando luogo alla cosiddetta Secessione dell’Aventino: ma la loro protesta non ebbe conseguenze, sia perché restava affidata alla speranza di un ripensamento da parte del re, sia perché continuavano a svolgere un ruolo determinante le divisioni soprattutto tra comunisti, socialisti e popolari. Con il discorso del 3 gennaio 1925 il duce si assunse la piena responsabilità delle illegalità fasciste ed esautorò il Parlamento.

3.1

La repressione del dissenso

Con le leggi eccezionali del 1925-26 (dette “leggi fascistissime”) fu realizzato lo stato totalitario: furono sciolti tutti i partiti, a eccezione naturalmente di quello fascista, e furono dichiarati decaduti dal mandato parlamentare i deputati dell’opposizione; furono soppresse tutte le pubblicazioni periodiche contrarie al fascismo; venne vietato lo sciopero e furono messi al bando i sindacati non fascisti; fu approvata una nuova legge elettorale che prevedeva una lista unica, governativa; venne introdotta la pena di morte e istituito il Tribunale speciale per la difesa dello stato, incaricato di reprimere ogni forma di dissenso. Molti esponenti dell’antifascismo emigrarono all’estero, in particolare a Parigi. Migliaia di oppositori, in maggioranza socialisti e comunisti, subirono pesanti condanne al carcere e al confino per reati d’opinione o per attività antigovernative.

Nella prima fase (dal 1922 al 1924) la politica economica del fascismo fu favorita da un ciclo di espansione economica e si caratterizzò, nell’azione del ministro delle finanze Alberto De Stefani, per una serie di provvedimenti ispirati ai principi del liberismo economico. Dopo la crisi monetaria del 1925-26 prevalse invece una linea di politica economica ispirata a un interventismo statalista. Misure di questo tipo furono la rivalutazione della lira (fissata a “quota 90” rispetto alla sterlina) e la “battaglia del grano”, volta a estendere l’area seminativa e a introdurre un forte protezionismo doganale.

Precedente
|
Successiva
Trova nell'articolo
Anteprima di stampa
Invia




© 2008 Microsoft