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Secolarizzazione Termine di origine giuridico-politica, emerso nel XVI secolo nella lingua francese per indicare la riduzione di un chierico allo stato laicale e, successivamente, la sottrazione di beni o territori alla Chiesa da parte delle autorità laiche. Nel XIX secolo il termine assunse una valenza filosofico-culturale e venne utilizzato per definire l'azione di movimenti di ispirazione positivistica e anticlericale, tesi a emancipare la cultura e soprattutto l'istruzione dall'influenza della Chiesa. Fu intorno al 1930 che il concetto di secolarizzazione, divenuto una categoria sociologica, fu utilizzato per interpretare lo sviluppo storico-culturale dalla società agricola e sacrale alla società industriale secolarizzata. Se Max Weber fu assai prudente nell'uso del termine 'secolarizzazione', a cui preferì l'espressione 'disincanto del mondo' (che ricollega la società occidentale alla tradizione ebraico-cristiana, secondo la quale Dio stesso ha messo il mondo nelle mani nell'uomo), nel complesso la sociologia della religione risultò fin dal XIX secolo profondamente influenzata dalle teorie evoluzionistiche. Luogo comune della sociologia della religione fin dall'età del positivismo fu infatti la considerazione della religione come stadio primitivo della storia umana, e l'idea che l'evoluzione della società andasse inevitabilmente nella direzione del progresso scientifico con il conseguente declino della religione e del senso del sacro.
Intorno al 1960 il dibattito sulla secolarizzazione riprese vigore in Italia a partire dall'intervento di Sabino Acquaviva, L'eclissi del sacro nella società industriale (1961). In quest'opera l'autore metteva in rilievo la perdita di senso del sacro nella società contemporanea. Negli anni seguenti la sociologia, rivedendo il proprio metodo e i propri modelli interpretativi, evidenziò come la secolarizzazione non potesse essere intesa semplicemente come il 'finire' della religione, ma come la sua trasformazione in 'religione invisibile' (cioè individuale, psicologica, disancorata dalle istituzioni religiose); altri sostennero la sua trasformazione in 'religione civile' (capace cioè di fornire valori e ideali etici generalmente condivisi dall'intera società). La nascita e lo sviluppo dei cosiddetti 'nuovi movimenti religiosi' riaprì la questione del risveglio religioso e della presenza di forme religiose e sacrali nella società postindustriale. In realtà la religione, lungi dallo scomparire, permane in forme nuove; i mutamenti avvenuti nella società postmoderna e la crisi dei miti moderni della scienza e del progresso hanno infatti riaperto nuovi spazi per il recupero del trascendente e di valori non soltanto immanenti o materialistici.
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