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Dottrina sociale della Chiesa Insieme degli insegnamenti, orientamenti e norme pratiche desumibili dai pronunciamenti pontifici in materia di politica, società, economia, a partire dal XIX secolo.
Il conflitto storico in cui venne a trovarsi la Chiesa cattolica dopo la Rivoluzione francese e la diffusione delle concezioni liberali dello Stato, indussero la Chiesa a elaborare, soprattutto attraverso lo strumento delle encicliche, un vasto programma di intervento dei cattolici nella società. Dopo una prima fase dedicata principalmente ai problemi connessi alla visione laica, liberale e democratica dello Stato, visione per altro criticata e condannata da Pio IX nella Quanta cura e nel Sillabo, il primo intervento propositivo specificamente dedicato alla questione sociale fu attuato da Leone XIII con la Rerum novarum. In essa venne proposta, in opposizione alle dottrine del socialismo e come mediazione rispetto agli assunti del capitalismo, una soluzione della questione operaia attraverso i principi della collaborazione tra le classi e il riconoscimento di un giusto salario. La Rerum novarum favorì la creazione di gruppi, associazioni e sindacati e rimase costante punto di riferimento dei successivi pronunciamenti (Pio XI, Quadragesimo anno, 1931; Pio XII, Messaggio di Pentecoste, 1941; Paolo VI, Octogesima adveniens, 1971; Giovanni Paolo II, Centesimus annus, 1991). Il quadro complessivo dell'insegnamento in materia sociale nel periodo tra Leone XIII e Pio XII appare sostanzialmente omogeneo: in esso si delinea una società ideale in base alla dottrina neoscolastica del diritto naturale che, in quanto razionale, viene proposta come valida per ogni uomo.
Un mutamento di metodo e di contenuti è rilevabile con il pontificato di Giovanni XXIII e con il periodo inaugurato dal concilio vaticano II: l'introduzione della categoria 'segni dei tempi' nella Pacem in terris (1963) sposterà l'attenzione dai valori immutabili ed eterni alle dinamiche della storia, della società contemporanea e della coscienza circa i valori socialmente condivisi. L'espressione più rilevante di tale mutamento è rappresentata dalla Octogesima adveniens di Paolo VI, nella quale esplicitamente si rinuncia a indicare una soluzione delle questioni sociali unica e di valore universale, rimandando invece al compito delle comunità cristiane di 'analizzare obiettivamente la situazione del loro paese' alla luce del Vangelo e secondo i criteri offerti dal magistero ecclesiastico. Con Giovanni Paolo II la dottrina sociale è andata collocandosi più precisamente all'interno della teologia morale, offrendo ulteriori occasioni di riflessione e di analisi della società contemporanea (Laborem exercens, 1981; Sollicitudo rei socialis, 1987).
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