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Introduzione; I profeti nelle religioni antiche; Ebraismo e cristianesimo; I profeti nell’slam; Il profetismo in Estremo Oriente
Profetismo Fenomeno religioso e sociale nel quale particolari individui (i profeti) assumono il ruolo di intermediari e portavoce della divinità. Destinatari di un messaggio che può riferirsi a eventi futuri, ma anche consistere in una semplice ammonizione, in un incoraggiamento o in un’informazione, i profeti sono figure carismatiche che attraverso divinazioni e oracoli consentono di poter apprendere la volontà di Dio o degli dei. In molte religioni l’estasi, provocata con la danza, la musica o con altri mezzi, induce alla profezia.
L’oracolo era un’istituzione profetica accettata e molto diffusa nel mondo antico, attestata presso gli egizi, i greci (Dodona, Delfi), i fenici (Biblo) e in area mesopotamica (Mari). In Persia lo zoroastrismo ebbe un’origine profetica, derivata dalle rivelazioni del dio Ahura Mazda a Zarathustra e conservate nell’Avesta.
Il profetismo rappresentò un movimento di particolare valore religioso all’interno dell’ebraismo e del cristianesimo: secondo l’ebraismo il profeta (dal greco prophétes, “colui che proclama qualcosa”; in ebraico nabî “colui che ha ricevuto una nomina”) è un individuo chiamato da Dio (a volte anche contro la propria volontà, come nel caso di Amos e Geremia) e che patisce la persecuzione o persino la morte a causa della pretesa di annunciare al popolo i disegni di Dio. Egli si presenta così come interprete e comunicatore di una parola che lo supera, di una volontà divina che giudica Israele e spinge a un’adesione di fede più intensa e autentica. Profondamente inserito nelle vicende politiche e sociali del proprio popolo, il profeta biblico appare un implacabile critico delle cristallizzazioni della vita religiosa e delle inaccettabili separazioni tra fede e vita. Invitando costantemente alla conversione, intesa come piena adesione a Dio, egli comunque preannuncia e disegna i nuovi orizzonti dell’agire divino e, in questo senso, è anche in grado di anticipare il futuro che Dio prepara per il suo popolo. La Bibbia conosce molteplici figure profetiche, sia prima sia dopo l’esilio degli ebrei a Babilonia (586 a.C.): Samuele, Elia, Eliseo, Natan, ma distingue tra profeti “maggiori” (Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele) e profeti “minori” (dodici), riconducendo a questi personaggi opere di complessa costruzione letteraria e collocazione storica. Il cristianesimo ereditò dall’ebraismo l’idea di profezia e ne riconobbe il compimento in Gesù di Nazareth, il Cristo. Nelle comunità cristiane dell’età apostolica la profezia fu riconosciuta come dono dello Spirito Santo, ma la sua importanza diminuì tuttavia già a partire dal I secolo.
L’Islam accoglie in linea di principio la tradizione profetica dell’ebraismo e considera Maometto come l’ultimo profeta (rasul), il sigillo dei profeti, culmine di una vicenda che procede da Adamo e comprende anche Cristo. Ciononostante, i seguaci del movimento mistico islamico detto sufismo assumono a volte un ruolo profetico e sia il sunnismo sia lo sciismo conoscono la figura del mahdi, il restauratore della giustizia alla fine dei tempi.
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