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Acetonemia o Chetoacidosi Accumulo patologico nell’organismo di corpi chetonici, derivanti da un'imperfetta degradazione degli acidi grassi nell'organismo, che di norma vengono metabolizzati dal fegato e a livello dei muscoli. I principali corpi chetonici sono l’acetone, l’acido acetacetico e l’acido β-idrossi-butirrico.
L’acetonemia si riscontra in alcune donne in stato di gravidanza, come complicanza del diabete mellito, durante un digiuno prolungato e nei soggetti affetti da anoressia grave; inoltre, è molto frequente nei bambini colpiti da febbre molto alta. Può anche verificarsi occasionalmente in individui in buone condizioni di salute, che abbiano ingerito pasti abbondanti e ricchi di lipidi. L’acetonemia può manifestarsi con attacchi di vomito ripetuti (vomito acetonemico); spesso si accompagna a uno stato di acidosi del sangue, ossia a uno spostamento del suo normale valore di pH (circa 7,4), verso valori più bassi. Questo fenomeno può causare forme di intossicazione da accumulo di sostanze acide. Nei soggetti diabetici, la presenza di acetone nell’urina, o acetonuria, indica che può esservi rischio di coma diabetico.
L’acetonemia è facilmente diagnosticabile attraverso l'utilizzo di strisce (cheto-test) che vengono poste per alcuni secondi sotto il flusso dell'urina: se in questa sono presenti quantitativi anche piccoli di acetone, esse assumono una particolare colorazione. Il trattamento dell’acetonemia prevede l’abolizione di cibi grassi e la somministrazione di composti alcalini, come il bicarbonato di sodio, o di zucchero, allo scopo di contrastare l’acidosi. Nei diabetici, l’acetonuria indica la necessità di una tempestiva assunzione di insulina e il controllo della glicemia, ovvero della concentrazione del glucosio nel sangue.
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