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Cultura dei campi d’urne

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Cultura dei campi d’urne Gruppo di culture dell’età del Bronzo europea; prende il nome dalle necropoli a cremazione, con tombe a fossa contenenti urne o vasi con le ceneri, ampiamente diffuse nel II millennio a.C. nell’Europa centrale e centroccidentale. Da queste regioni il fenomeno si diffuse in gran parte dell’Europa, in particolare verso il Mediterraneo, in Francia, nella penisola iberica e in Italia, manifestandosi in diverse facies, distinguibili soprattutto in base alle forme e alle decorazioni della ceramica.

Al contrario di quanto si pensava un tempo, oggi si ritiene che l’espansione del rito funerario della cremazione sia avvenuto indipendentemente dagli spostamenti delle popolazioni e quindi non sia da attribuire tanto alle conquiste dei cosiddetti “popoli dei campi d’urne” (se non in alcuni casi specifici come nella Francia centrale, in Catalogna, e in Italia nel territorio compreso fra Sesia e Adda, dove si sviluppò la cultura di Canegrate), quanto a evoluzioni locali della precedente cultura delle tombe a tumulo.

Tra i maggiori siti archeologici della cultura dei campi di urne in Francia figura Cayla de Mailhac, nei pressi di Narbona: gli scavi archeologici hanno consentito di datare le origini dello sviluppo della civiltà locale all’VIII secolo a.C.

In Italia, le più significative testimonianze di questa cultura provengono dai complessi protovillanoviani, diffusi in tutta la penisola e in Sicilia alla fine dell’età del Bronzo (XII-X secolo a.C.). Presso queste comunità era affermato l’uso della cremazione, come dimostrano i rinvenimenti compiuti in numerose necropoli: ad esempio a Bismantova (Reggio Emilia), a Tolfa e Allumiere (Roma), a Timmari (Matera), a Milazzo (Messina). Le ceneri dei defunti erano deposte in urne di forma biconica coperte da scodelle rovesciate; il corredo funerario era povero, specialmente durante la fase più antica, comprendendo solo qualche oggetto di ornamento e, più raramente, alcuni vasi.

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