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Piazza

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Introduzione

Piazza Famiglia di pittori italiani attiva a Lodi nel XVI secolo per tre generazioni, documentata anche come Toccagni. Ne fecero parte i fratelli Albertino e Martino (recente la distinzione delle rispettive opere); i fratelli Calisto, Cesare e Scipione, figli di Martino; Fulvio, figlio di Calisto.

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Albertino Piazza

(Lodi 1475 ca. - 1528 ca.), attivo nel Lodigiano e nel 1517 a Savona, innestò su una formazione foppesca elementi di cultura leonardesca e raffaellesca (Incoronazione della Vergine, 1519, chiesa dell'Incoronata, Lodi).

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Martino Piazza

(Lodi ? - 1527), attivo dal primo decennio del Cinquecento, si formò in ambito leonardesco, risentendo anche dell'influenza di Bramantino e di Cesare da Sesto. Fu autore di piccoli dipinti, contraddistinti da minuziosi fondali paesistici di gusto nordico (San Giovanni Battista alla fonte, National Gallery, Londra).

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Calisto Piazza

(Lodi 1500 ca. - 1562), la maggiore personalità, dopo l'apprendistato con il padre si trasferì a Brescia, dove fu profondamente influenzato dal Romanino, come si vede fin dalla prima opera datata (Adorazione del Bambino, 1524, Pinacoteca Tosio-Martinengo, Brescia). Alla fase bresciana, protratta fino al 1529, risalgono anche pale e affreschi per chiese della Val Camonica (a Esine, Breno, Cividate), nonché il Concerto conservato a Philadelphia (Museum of Art), considerato il suo capolavoro. Rientrato a Lodi, iniziò dal 1529 la decorazione ad affresco dell'Incoronata (Storie di san Giovanni Battista, Storie della Passione, fregi e paraste con Putti), che realizzò contemporaneamente ad altri lavori, quali le pale per il Duomo di Codogno (Lodi), per la parrocchiale di Azzate (Varese), per Crema. Dopo il 1540 eseguì affreschi a Milano: in Santa Maria presso San Celso e nel monastero di Sant'Ambrogio (Nozze di Cana, ora nell'Aula Magna dell'Università Cattolica, 1545).

Nei dipinti posteriori al 1529, il suo stile, sempre romaniniano, si arricchì di nuovi apporti: dall'arte dell'incisione tedesca, dal Moretto, dal Pordenone. Talora si riconosce nelle sue opere la mano anche dei fratelli o del figlio: a Scipione Piazza, in particolare, rinvia il gusto architettonico-prospettico della Natività con santi conservata a Crema, nella chiesa della Santa Trinità (1537).

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