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Risultati di Windows Live® Search Arnheim, Rudolf (Berlino 1904 – Ann Arbor, Michigan 2007), critico d’arte tedesco. Laureato in psicologia sperimentale, allievo di Max Wertheimer, si occupò inizialmente del linguaggio e della tecnica del cinema, in particolare durante un soggiorno a Roma del 1933-1939, dove insegnò al Centro sperimentale di cinematografia. Nel saggio Il film come arte (1932), riprendendo le idee dei registi russi Pudovkin e Ejzenštejn, sostenne la natura artistica del cinema come forma linguistica autonoma, cresciuta sui linguaggi della pittura o del teatro, ma dotata di peculiarità proprie, in primo luogo l’elaborazione di immagini in movimento osservate da mutevoli punti di vista. Vedi anche Teoria e critica del cinema. Nei lavori di quegli anni (Nuovo Laocoonte, 1938) Arnheim diffidava ancora dei nuovi (per allora) apporti tecnici (sonoro, colore, ecc.), interpretandoli come una minaccia all’inventività dei cineasti e una sminuizione della qualità espressiva dell’immagine filmica. Nel 1939 si trasferì negli Stati Uniti, dove insegnò psicologia al Sarah Lawrence College di Bronxville (New York), alla School for Social Research e alla Columbia University, e dove divenne un’autorità nel campo della psicologia dell’arte, a cui dedicò numerose pubblicazioni. Spostando l’interesse dal momento della creazione da parte dell’artista alla percezione da parte dell’osservatore, dimostrò come quest’ultima non sia un fatto puramente ricettivo e passivo, ma piuttosto selettivo e critico, da interpretarsi in relazione alla necessità di rapidità ed economicità nei processi di conoscenza. Tra le opere degli anni americani si ricordano: (Arte e percezione visiva, 1954; Verso una psicologia dell’arte, 1966; Il potere visivo, 1969; Il potere del centro, 1983; Parabole della luce solare, 1989; Per la salvezza dell’arte, 1992).
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