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Pura visibilità

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Pura visibilità Teoria dell'arte affermatasi nel secondo Ottocento, che poneva l'accento sull'atto del vedere come momento conoscitivo. L'opera d'arte era considerata fatto primariamente formale, in gran parte indipendente dal suo contenuto narrativo o espressivo. In sede filosofica, furono il kantiano Johann Friedrich Herbart e Robert Zimmermann a porre decisamente come oggetto della loro speculazione la forma artistica slegata dal contenuto. Da queste premesse si sviluppò la teoria della pura visibilità di Konrad Fiedler (Oedram 1841 - Monaco 1895), filosofo, mecenate e critico tedesco, i cui scritti sotto forma di aforismi (Giudizio delle opere d'arte figurativa, 1876; Origine dell'attività artistica, 1887) nacquero da un fecondo scambio di idee con il pittore Hans von Marées e lo scultore Adolf von Hildebrand. Fiedler svincolò la riflessione sull'arte da quella estetica, ravvisando nell'arte una forma particolare di conoscenza della realtà, basata sulla 'contemplazione produttiva'. L'arte, secondo questa impostazione teorica, non riproduce l'oggettività fattuale, ma nasce da un confronto dell'artista con la realtà: non vi è regola che definisca questo rapporto, poiché tutti i grandi artisti danno una loro particolare interpretazione della realtà. Fiedler rifiuta dunque una storia dell'arte intesa come ricerca di nessi filologici o storici tra le varie opere e stili, poiché ogni artista rappresenta un caso a sé stante: 'una storia dell'arte in senso proprio, cioè una storia della conoscenza comunicata e rivelata attraverso l'arte, deve ancora essere scritta'.

Muovendo dalle stesse premesse di Fiedler, ma evitandone le conclusioni antistoriche e i pregiudizi a favore di taluni stili, lo svizzero Heinrich Wölfflin e il viennese Alois Riegl applicarono in modo originale e fecondo le teorie della pura visibilità ai loro studi di storia dell'arte. Altri storici dell'arte particolarmente attenti, anche dal punto di vista teorico, al dato formale furono gli inglesi Roger Fry (1866-1934) e Clive Bell (1881-1964), il francese Henri Focillon, il tedesco Theodor Hetzer (1890-1946).

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