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Struttura articolo
Il tornio è composto di un disco di terracotta, pietra o legno, che ruota sopra un sostegno. Nei torni primitivi il sostegno era piantato nel terreno e veniva fatto ruotare dal vasaio con un piede o con una mano: oggi questi strumenti sono macchine elettriche. Sopra il disco viene posata della pasta d’argilla, preventivamente depurata di elementi estranei mediante lavaggio e setacciatura; mentre il disco ruota il vasaio modella con le dita l’argilla nella forma desiderata. I vasi di grandi dimensioni sono in genere modellati a sezioni, che poi vengono composte e saldate con argilla liquida. Più raramente la lavorazione dell’argilla è condotta interamente a mano, senza ricorrere al tornio, oppure con l’impiego di stampi. I vasi vengono fabbricati con impasti di argilla e modellati in varie forme in base alla loro funzione; quindi sono posti a essiccare. La decorazione può essere applicata direttamente sulla superficie grezza del vaso, oppure sopra un primo rivestimento protettivo detto ingobbio. Infine il manufatto viene cotto dentro una fornace. L’impiego del tornio consentì di realizzare pezzi di straordinaria raffinatezza nel mondo greco classico; di eccezionale qualità fu in particolare la produzione vascolare attica (VI-V secolo a.C.), contraddistinta da forme armoniose ed eleganti e da decorazioni complesse, nelle quali erano messe a frutto le conquiste espressive e chiaroscurali della contemporanea pittura. Esportati nella Magna Grecia e nell’Etruria, i vasi attici stimolarono una produzione locale, che nel tempo divenne tuttavia sempre più autonoma dai modelli: la ceramografia italiota si caratterizzò per l’esuberante gusto decorativo e per la vivacità espressiva, quella etrusca per la cura nella rappresentazione della figura umana.
Due erano le tecniche decorative adottate dai ceramisti greci ed etruschi. La prima, più antica, consisteva nel lasciare le superfici del recipiente rosse (il colore naturale dell’argilla), dipingendovi sopra figure e motivi astratti con una vernice nera. L’altra tecnica, invece, prevedeva che si dipingesse di nero tutto il vaso, lasciando libere dal colore solo le aree corrispondenti alle figure, che pertanto risultavano rosse. La cottura avveniva generalmente in tre fasi: nella prima, grazie all’immissione nella fornace di un consistente flusso d’aria, il vaso e la vernice assumevano un colore rosso; nella seconda fase la riduzione della circolazione dell’aria faceva scurire il colore sia del vaso sia della vernice, che diveniva quasi nero; nella terza fase l’argilla tornava a essere rossa, mentre la vernice delle decorazioni rimaneva nera. Se la regolazione del flusso d’aria non era ben controllata, il vaso poteva presentare sfumature non desiderate, le cosiddette fiammature.
In Egitto e nelle regioni sotto l’influenza dei fenici si affermò nell’antichità anche la produzione di vasi realizzati con vetri colorati fusi: tra i centri più rinomati si imposero Alessandria d’Egitto e la Siria. Anche la tecnica del vetro soffiato, sviluppatasi intorno al I secolo a.C., diede luogo a una produzione vascolare di alta qualità: conobbe una notevole diffusione soprattutto presso i romani, affiancandosi alle lavorazioni tradizionali della ceramica e del metallo e spesso derivando da queste ultime soluzioni formali e tipologie decorative. Grande fortuna ebbero nell’impero romano i vasi vitrei iridescenti, i millefiori e i vasi diatreti ricoperti di una leggera maglia vitrea.
Presso le civiltà minoico-micenea ed egizia assunse notevole rilievo la produzione di vasi di pietre varie, di colori diversi, con inserti in alabastro. Vasi marmorei scolpiti con scene figurate o con semplici motivi ornamentali vennero invece realizzati prevalentemente in Grecia: importati a Roma, furono sovente collocati nei giardini, nei ninfei e nelle sale da pranzo e di rappresentanza delle case.
Le forme dei vasi antichi sono assai varie e dipendono dall'impiego che veniva fatto del recipiente; molto interessanti sono le tipologie in uso in Grecia nell’età classica, soprattutto in Attica, talvolta diffuse anche in altre regioni affacciate sul Mediterraneo. Gli studiosi hanno classificato poco più di una dozzina di forme di vasi attici, sulla base degli elementi che compongono solitamente tali manufatti e tenendo conto della funzione cui questi ultimi erano destinati. In ogni vaso si possono distinguere una base, un ventre, un corpo, un collo, una bocca, un labbro; spesso sono presenti inoltre delle anse (i manici). I vasi più piccoli di cui abbiamo testimonianza (aryballos e alabastron) erano solitamente impiegati per conservare unguenti, profumi e cosmetici; potevano disporre anche di coperchi, come nel caso della pixis (o pisside), una sorta di scatola cilindrica, impiegata a partire dal Medioevo anche per la conservazione delle ostie consacrate. I recipienti dell'olio, dell'acqua e del vino avevano due o tre manici e un corpo tondo ed espanso; i recipienti più grandi erano le anfore e i crateri. Le anfore dal corpo panciuto con manici erano utilizzate per la conservazione e il trasporto dei liquidi, mentre i crateri con corpo e bocca larghi servivano a mescolare l'acqua con il vino. Le altre principali tipologie di vasi erano il kantharos, piccola coppa con due manici; la lekythos, contenitore per olio dal corpo allungato e collo stretto; la kylix, coppa dal piede sottile, corpo molto largo e anse orizzontali; lo skyphos, tazza larga di medie dimensioni con manici orizzontali; la patera o tazza, coppa poco profonda con al centro un rialzo, impiegata dai romani nelle cerimonie sacrificali; l'oinochóe, brocca utilizzata per attingere e versare il vino, con corpo panciuto, un solo manico verticale e bocca trilobata; l'olpe, brocca per versare e attingere liquidi, con un solo manico e corpo panciuto; l'hidría, brocca per versare l'acqua, con due anse piccole laterali e una verticale, corpo grosso e collo corto. Tutti i vasi nell'età classica erano dipinti con motivi geometrici o figurativi. Nell'arte greca la pittura vascolare aveva enorme importanza: oggi costituisce per noi quasi l'unica testimonianza degli stili della pittura greca.
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