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Effetti della comunicazione di massa

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Introduzione

Effetti della comunicazione di massa Insieme delle forme di influenza esercitata direttamente o indirettamente dai mezzi di comunicazione di massa sugli individui, i gruppi, il sistema sociale. La ricerca sugli effetti dei mass media si è sviluppata soprattutto a partire dagli anni Trenta ed è stata segnata dalla novità del fenomeno delle comunicazioni di massa in un periodo di affermazione di regimi a carattere totalitario. In quegli anni si studiò soprattutto la propaganda e i suoi effetti sugli individui isolati e atomizzati della società di massa, in un clima di forte preoccupazione per il potere dei mezzi di comunicazione dell'epoca, soprattutto la radio e il cinema.

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Il potere delle comunicazioni di massa

Alla fine della seconda guerra mondiale, principalmente in ambito statunitense, la ricerca spostò l'attenzione verso gli effetti che la propaganda elettorale può esercitare sui comportamenti di voto degli individui. Caratterizzati da maggior rigore empirico, gli studi di quegli anni ridimensionarono il potere di influenza attribuito ai media, scoprendo che essi sono in grado di rafforzare più che di modificare gli atteggiamenti e i conseguenti comportamenti elettorali degli individui. Questi ultimi vennero considerati in grado di attivare svariati processi di selezione dell'informazione, e i loro legami sociali, le altre forme di acquisizione di informazioni e opinioni, vennero trattati come importanti variabili in grado di modificare portata e natura degli effetti.

Oggi il problema degli effetti si è fatto molto più complesso, anche grazie ai ripensamenti che il concetto ha subito a partire dagli anni Sessanta. Innanzitutto si è modificata l'ottica temporale: non si misurano soltanto gli effetti a breve termine, ma anche quelli a lungo termine o cumulativi. In secondo luogo, non ci si preoccupa soltanto degli atteggiamenti e dei comportamenti degli individui, ma si considerano anche gli effetti sulle conoscenze, sulle rappresentazioni del mondo, sui modelli sociali. Infine, anche sotto la spinta degli studiosi europei, non si considera più come terminale dell'azione compiuta dai mass media il solo individuo, ma l'intera struttura sociale o i suoi sottosistemi.

L'approfondimento della riflessione su questo tema e la necessità di considerare i mass media non un universo isolato, bensì un sistema inserito in un contesto storico e in un insieme di pratiche sociali, di cui bisogna quindi considerare tutte le possibili interrelazioni, ha portato a una proliferazione delle teorie sugli effetti. Anche se la difficoltà di condurre ricerche che tengano conto di un così elevato numero di elementi (si pensi anche all'importanza che ha acquisito nella teoria il ruolo dei contesti di fruizione e alla loro difficile comparabilità) rende difficile qualsiasi elenco di risultati generalizzabili, su alcuni punti vige però un certo consenso. In generale, si ritiene che più è diffuso l'accordo tra i vari media nel trattare un certo argomento, maggiore sarà l'impatto da questo ottenuto anche in termini di atteggiamenti e comportamenti. Ai media è attribuita la capacità di influenzare l'opinione pubblica, conferendo maggiore o minore importanza a un determinato tema (potere di agenda setting); di influenzare la percezione della realtà fornendo un universo simbolico, credenze, atteggiamenti, ruoli e modelli di comportamento definiti (soprattutto secondo la 'teoria della coltivazione').

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La produzione della normalità

In un contesto più ampio si ritiene che i media siano una delle fonti più importanti di produzione dei riti contemporanei e delle cerimonie collettive che cementano la società. In una prospettiva critica si sottolinea come contribuiscano a definire ciò che è normale e ciò che è deviante, a supportare e rinforzare i simboli del potere, svolgendo una sofisticata quanto impersonale funzione di controllo sociale. Il risvolto positivo del temuto effetto di omologazione sociale e culturale, cioè il carattere educativo e formativo che fa dei media una delle più potenti ed efficaci agenzie di socializzazione (insieme alla scuola e alla famiglia), è stato messo parzialmente in discussione dalla cosiddetta teoria del knowledge gap ('divario di conoscenze'): l'aumento della penetrazione mediale nella società asseconda e rinforza le diseguaglianze preesistenti. I più svantaggiati, invece di colmare il knowledge gap, che li sfavorisce rispetto alle persone di condizione sociale medio-alta, sono meno in grado di beneficiare delle informazioni e delle possibilità fornite dai mezzi di comunicazione. Questi, così come i new media, favoriranno quindi chi è più pronto e più veloce nell'assimilare nuovi contenuti e nuove modalità di utilizzo.

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