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Moda Fenomeno di variazione ciclica del gusto, che nelle società occidentali regola importanti settori della cultura materiale, dall'abbigliamento all'arredamento, dallo spettacolo ai beni di largo consumo. Generalmente si identifica con l'abbigliamento, in particolare con le sue tendenze più recenti o con segmenti sofisticati della sua produzione, ma andrebbe tenuto distinto da esso, in quanto l'abbigliamento è un aspetto importante anche in società in cui i fenomeni di moda sono assenti, come nelle grandi civiltà del passato, dove le forme del vestire rimasero rigidamente codificate e immutate per secoli.
I primi fenomeni di variazione della moda nel campo dell'abbigliamento sono stati osservati in Italia e in Francia alla fine del Medioevo, con lo sviluppo dell'epoca moderna; nello stesso periodo iniziò anche un processo di sempre maggiore diversificazione tra l'abbigliamento maschile e quello femminile. La possibilità di seguire i dettami della moda fu però per secoli appannaggio dei soli ceti aristocratici. Gli abiti delle classi popolari si modificarono molto più lentamente sino all'Ottocento, quando la seconda rivoluzione industriale rese più semplice ed economica la produzione di tessuti e abiti, e la borghesia impose progressivamente la sua cultura nella società. A partire dalla metà dell'Ottocento si assistette a un ritorno dell’abbigliamento ricercato, soprattutto femminile, legato allo sviluppo dell'alta moda e degli atelier aperti dai primi couturiers, ossia i primi grandi sarti. I vestiti maschili si orientarono invece verso una maggiore semplicità, adottando uno stile austero consonante con la cultura puritana che la borghesia aveva abbracciato nel lavoro e nella vita quotidiana. Dopo la prima guerra mondiale, le donne, alle quali si apriva ora la possibilità di accedere a ruoli in passato ricoperti esclusivamente dagli uomini, incominciarono ad aspirare ad abiti pratici e funzionali e ad acconciature semplici: accorciarono le gonne, cominciarono a indossare i pantaloni e a portare i capelli molto corti. Si trattò probabilmente della prima vera e propria rivoluzione nella storia della moda. Un fenomeno di portata altrettanto sconvolgente fu rappresentato dalla moda giovanile degli anni Sessanta, dalla quale derivò la progressiva affermazione dell'informalità del vestire casual della funzionalità dell'abbigliamento sportivo e, in particolare, dei blue-jeans. Soprattutto si affermò il nuovo modello del prêt-à-porter, la risposta del sistema della moda alla richiesta di libertà e democrazia che proveniva dai giovani e che l'alta moda non era più in grado di soddisfare. Emerse di conseguenza una nuova figura di stilista, che a partire dagli anni Ottanta cominciò a dettare legge nel mondo del vestire, grazie anche al successo di alcune firme italiane, da Armani a Versace a Ferré.
Tradizionalmente il formarsi delle mode è stato interpretato dagli studiosi come un meccanismo di 'imitazione/differenziazione' tra gli individui, che prevede l'esistenza nella società di una struttura a piramide: secondo questa teoria, l’abito adottato dagli esponenti della classe al vertice verrebbe progressivamente imitato dagli strati sociali inferiori, dando luogo a un processo di diffusione che toglie al capo originario la sua caratteristica di status symbol, in grado di differenziare chi lo porta. I ceti superiori sono così indotti a ricercare continuamente nuovi stili distintivi che a loro volta, col tempo, verranno adottati o imitati, innescando così un processo a catena. Nascono così, secondo questo modello teorico, sempre nuove mode che seguono un flusso di diffusione dall'alto al basso della piramide sociale. Tale modello prevede però, come si è detto, una struttura sociale decisamente gerarchizzata, mentre oggi la società appare organizzata piuttosto per stili di vita, differenti tra loro, che tagliano trasversalmente gli strati sociali. Non esistendo più un'élite sociale in grado di imporre le mode, è preferibile quindi parlare di tendenze di stile e di immagine che si creano e si diffondono come il frutto dei comportamenti di molti soggetti: ad esempio, professionisti accreditati a influenzare il gusto (grandi sarti, stilisti), protagonisti del sistema delle comunicazioni di massa, avanguardie giovanili, culture etniche.
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