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Radio (comunicazione)

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Introduzione

Radio (comunicazione) La comunicazione radiofonica, concepita secondo il modello del broadcasting, può essere considerata il prototipo per tutto l'intrattenimento mediatico così come lo conosciamo oggi. Programmi musicali, talk show, notiziari, resoconti sportivi e programmi religiosi hanno avuto la loro origine proprio dalla radio degli anni Trenta e Quaranta. Anche se il potere forte dell'entertainment si è spostato nei decenni verso la televisione, la radio non ha subito il crollo predetto da molti. Tuttora viene usata da milioni di ascoltatori per accompagnamento e come sottofondo a molte attività quotidiane, tra cui quelle lavorative.

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Ascolto radiofonico

La radio fornisce agli ascoltatori informazione con i radiogiornali, le previsioni del tempo e le notizie sulla viabilità, e intrattenimento generico, costituito dai programmi comici e dai radiodrammi. Oltre a ciò, si propone anche come sottofondo a diversi stati d'animo, specialmente attraverso la scelta di un particolare tipo di musica, e come mezzo di compagnia, dato il grande utilizzo di talk show, di rubriche di lettere e di contatti telefonici con l'ascoltatore. Quando infatti questi non ha la possibilità di intervenire direttamente nella trasmissione tramite il collegamento telefonico, i conduttori radiofonici mettono in atto particolari strategie per riproporre tale dialogicità: un esempio è la costante simulazione di compresenza che tratteggia il talk radiofonico, come se fosse un dialogo ideale o la riproduzione di un rapporto 'faccia a faccia'; un altro esempio sono, nelle rubriche di risposta a lettere, fax o e-mail, tutti gli elementi di feedback differito dell'ascolto e del gradimento. Una delle caratteristiche principali della comunicazione radiofonica è infatti proprio questo suo carattere 'caldo', confidenziale, intimistico, che fornisce anche l'opportunità di un aggancio continuo con le occupazioni quotidiane dell'ascoltatore. La radio è un mezzo che si insinua molto più massicciamente di altri, come ad esempio la televisione, nelle mansioni quotidiane ed extradomestiche (si pensi ai viaggiatori), anche se il tipo di attenzione richiesto appare meno 'ipnotico' che nel caso della televisione e più sintonizzato sul flusso psicoemotivo dell'ascoltatore. Proprio perché la radio consente un utilizzo integrato con molte altre attività, si sostiene comunemente che essa possa essere considerata un 'mezzo secondario'.

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Radio e subculture

La radio mette a punto proprie strategie fiduciarie volte a creare basi comuni di valori e di intenti, tanto che intorno a una stazione radiofonica si crea facilmente una vera e propria subcultura. Dal momento che ogni subcultura ha un insieme di norme e di valori capaci di orientare i propri membri, chi produce la strategia complessiva di una stazione radiofonica considera i valori e le norme di tale gruppo di riferimento una prospettiva di orientamento generale. La radio ha in questo caso il compito di fornire agli ascoltatori un sistema di riferimento per la valutazione complessiva dei propri stili di vita: cantanti e generi di musica da seguire, ma anche indicazione di qual è lo stile di abbigliamento consono, gli oggetti e gli accessori da possedere, i propri miti e film cult ecc. Gli ascoltatori, perlopiù giovanissimi, considerano quella particolare stazione o un particolare disk jockey la rappresentazione o il simbolo sia della forma sia del contenuto della propria subcultura. La stazione radiofonica può diventare quindi molto più che un canale di comunicazione o una sorgente di informazione: è una dimensione di se stessi.

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Flusso radiofonico

Gli ascoltatori della radio hanno la tendenza a identificarsi con una particolare rete molto più di quanto facciano i telespettatori, che invece dimostrano una preferenza per determinati programmi. Per rispettare tale tendenza degli ascoltatori, i programmatori della radio hanno concentrato la loro attenzione sulla costruzione di format che rispettassero le tipiche routine quotidiane degli ascoltatori e la frammentazione della giornata in momenti significativi. È centrale in questa prospettiva il concetto di format in quanto unità stilistica globale di una stazione e in quanto sistema operativo volto a individuare un segmento di mercato e a formulare una programmazione adatta. Ogni radio ha proceduto a costruire format propri, anche se è possibile fare una distinzione tra le 'radio generaliste' e le 'radio a flusso'. Le prime, denominate anche 'radio a programmi', si basano su un format organizzato in modo simile al palinsesto televisivo; sono le radio più tradizionaliste, che presentano i propri programmi a scansione giornaliera o settimanale, come succede con le reti radiofoniche RAI. Le radio che seguono una costruzione a flusso sono invece le radio commerciali, che, ormai dalla metà degli anni Settanta, hanno adottato un impianto a base modulare (la cui unità minima è l'ora), costituito da una trama musicale che per regolarità e continuità funziona come una griglia. Tale trama viene poi riempita dai responsabili e dagli animatori dei programmi parlati e di informazione secondo scansioni temporali altrettanto regolari. Forma propria della radiofonia contemporanea, il modello a flusso è quello verso cui le stazioni radio si sono orientate sempre più, giocando su particolari ritmi del parlato e sulla massiccia presenza di musica.

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