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Ulisse Nome italianizzato (dal latino Ulixes) dell’eroe della mitologia greca Odisseo. Tra i capi dell’esercito greco durante la guerra di Troia, nell’Iliade di Omero Ulisse, per fuggire alla chiamata alla guerra, inizialmente si finse pazzo, seminando sale sui suoi campi, ma i greci smascherarono la finzione ponendogli il figlio Telemaco di fronte all’aratro, costringendolo così a unirsi a loro nella spedizione contro i troiani. Ulisse è descritto come “saggio” (nell’episodio in cui percuote Tersite o quando è inviato da Agamennone come ambasciatore presso Achille), “coraggioso” (nella sortita notturna assieme a Diomede) e “astuto guerriero” che alla morte di Achille riceve in dono la sua famosa armatura.
Protagonista assoluto dell’Odissea, che ne descrive il nostos per tutto il Mediterraneo, ossia il viaggio di ritorno da Troia all’amata Itaca di cui era re e dove lo aspettavano il figlio Telemaco e la moglie Penelope, all’inizio del poema viene definito uomo “d’ingegno multiforme” (polytropos) e si attribuisce a lui l’ideazione dello stratagemma del cavallo di Troia con cui la città fu conquistata. Ulisse incarna quindi l’eroe navigatore, abile, versatile, che sa adattarsi alle situazioni. Secondo Omero era figlio di Laerte e Anticlea, mentre altre tradizioni indicano come suo padre Sisifo, da cui avrebbe ereditato l’astuzia. Altri elementi sulla sua figura leggendaria compaiono nelle tragedie di Sofocle (Aiace, Filottete) e di Euripide (Ciclope, Troadi, Ecuba, Oreste). Molti episodi della sua leggenda sono raffigurati nelle pitture vascolari greco-ellenistiche.
Il mito dell’uomo errante che arricchisce sempre più il suo sapere ha affascinato enormemente gli scrittori occidentali. Nel mondo latino Ulisse è ricordato da Virgilio nell’Eneide; da Orazio, che lo definisce modello di virtù e sapienza (Epistole, I, II, 17-26); da Seneca che, insieme con Ercole, lo celebra come vittorioso sulle umane paure (Costanza del sapiente, II, I); da Cicerone che, ricordando l’episodio delle sirene, ne esalta il desiderio di conoscenza (Sul sommo bene e sul sommo male, V, XVIII, 49). Sulla morte di Ulisse esistono diverse versioni: nella Telegonia di Eugammone di Cirene si dice che fu ucciso dal figlio Telegono, mentre Plinio il Vecchio e Solino narrano che riprese il mare dopo il suo ritorno a Itaca e fece naufragio oltrepassate le Colonne d’Ercole. Attraverso gli scrittori latini, la figura di Ulisse è tramandata nel Medioevo: famosissimo è l’episodio dell’Inferno di Dante (Canto XXVI) in cui l’eroe greco, rinchiuso in una fiammella tra i fraudolenti assieme a Diomede, narra la sua fine (il “folle volo”) in vista della montagna del Purgatorio, divenendo simbolo del desiderio di conoscenza e nello stesso tempo ammonimento a non oltrepassare i limiti posti all’uomo.
In Italia il mito venne più volte ripreso: da Giambattista Gelli (1498-1563) nel dialogo La Circe (1549), in cui l’autore immagina che, avuta la possibilità da Circe di far tornare uomini coloro che la maga aveva trasformato in animali, Ulisse discuta invano con loro, scoprendo che tutti i suoi compagni, eccetto l’elefante che era stato filosofo, si rifiutano di riprendere le antiche sembianze; da Claudio Monteverdi, con Il ritorno d’Ulisse in patria, opera rappresentata a Venezia nel 1640 in cui è centrale l’infelicità della solitudine di Penelope; da Ippolito Pindemonte nella tragedia Ulisse (1778); da Ugo Foscolo nel sonetto A Zacinto in cui l’eroe greco è detto “bello di fama e di sventura”; da Arturo Graf con L’ultimo viaggio di Ulisse. Nel Novecento, con le poesie Il ritorno (in Odi e Inni, 1906) e L’ultimo viaggio (in Poemi conviviali, 1904), Giovanni Pascoli lo presentò alla fine della vita, deluso e pieno di dubbi; Gabriele d’Annunzio, nelle Laudi (1903), come un superuomo sprezzante del pericolo; Umberto Saba nella poesia Ulisse (ultima della raccolta Mediterranee, 1946) come il simbolo del “non domato spirito” e del doloroso amore per la vita. In Portogallo la fortuna dell’eroe è legata alla leggendaria fondazione, da parte sua, della città di Lisbona in una tappa dei suoi viaggi per mare. A essa si riferiscono i poemi in ottave Ulisseo ou Lisboa edificata, di Gabriel Pereira de Castro (1636) e Ulyssipo di Antonio de Sousa de Macedo (1640). In Spagna Lope de Vega lo rappresentò nella Circe; Luis Belmonte Bermúdez (1587-1650) in Los trabajos de Ulises; Calderón de la Barca in uno dei suoi autos, Los encantos de la culpa e nella commedia El mayor encanto, Amor. Non meno presente nelle opere degli scrittori inglesi: Ulysses (1706), tragedia di Nicholas Rowe (1674-1789); The Adventures of Ulysses (1808), composizione in prosa di Charles Lamb; Ulysses (1842), monologo lirico di Alfred Tennyson; The Return of Ulysses, uno degli otto drammi di Robert Saymour Bridges (1844-1930). Opera fondamentale della narrativa del Novecento è poi l’Ulysses dell’irlandese James Joyce (1922). Tra le altre opere ispirate al mito di Ulisse: Ulysse, dramma di François Ponsard (1852); L’arco di Ulisse di Gerhart Hauptmann (1914); Odissea, poema di Nikos Kazantzakis (1938). Numerosi sono i melodrammi e le opere musicali che trattano di episodi relativi al personaggio, e anche i pittori che ne hanno fatto il tema di loro opere (per citare qualche esempio: Claude Lorrain, Guido Reni, Pieter Paul Rubens, J.M.W. Turner). L’eroe che esplora nuovi mondi e nuovi “continenti” di conoscenza ha infine suggerito lo spunto per titoli di film famosi: da Ulisse di Mario Camerini (1954) a Lo sguardo di Ulisse di Theodoros Angelopoulos (1995). Nel 1996 Luciano Berio ha rievocato il mito di Ulisse nell’opera Outis.
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