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Mitologia africana Complesso delle leggende e delle credenze religiose proprie delle tradizioni dei popoli africani, alcune delle quali sono state assorbite per sincretismo nelle tradizioni islamica e cristiana. Di fatto, le popolazioni che abitano il continente africano sono culturalmente ed etnicamente assai varie, ed è perciò soltanto in via convenzionale che è possibile individuare tratti comuni o prevalenti all'interno del loro patrimonio culturale.
Poiché la società africana è stata prevalentemente caratterizzata dall'articolazione in piccole comunità di cacciatori e nomadi, il cui sapere era tramandato per via orale, due tra i motivi più diffusi attraverso le molteplici tradizioni sono il rilievo dato all'identificazione delle forze naturali e spirituali con elementi del regno animale, atto a stabilire un ruolo umano nel mondo della natura, e il culto degli antenati, che rafforza la coesione della comunità e ne giustifica la struttura. Unisce entrambi i motivi un diffuso mito cosmogonico, che narra la creazione a partire da un 'uovo cosmico', dalla cui schiusa per i dogon avrebbero avuto origine i due gemelli Nommo, antenati del genere umano, secondo altri miti creati dal dio Sole. Analogo valore hanno i miti totemici presso gli yoruba, i cui protagonisti sono figure di antenati, dopo la morte divinizzati e identificati con elementi della natura e del paesaggio (la forza creatrice, il tuono, i fiumi, le malattie ecc.) e rievocati nel rituale attraverso l'immedesimazione da parte dei discendenti. Un altro mito delle origini, diffuso particolarmente in Africa occidentale, spiega la nascita dell'universo e l'origine del calendario come risultato dello smembramento sacrificale del Nommo originario, il cui corpo era contenuto in una placenta celeste e le cui singole parti – scisse per opera della parola del dio Amma – diedero vita agli astri; nello stesso mito dunque la morte è connessa all'origine della vita, ed entrambe sono generate dal potere della parola.
L'identificazione delle forze della natura con i poteri umani e sovrannaturali fa sì che nelle religioni africane grande parte abbiano la divinazione e le pratiche magiche, così come le danze e le rappresentazioni rituali, tese ad esempio a ingraziarsi una particolare forza o potenza, tenendola lontana dalla comunità se è maligna, vicina se è benevola. Inoltre le funzioni sociali all'interno della comunità sono giustificate a partire da racconti mitici, come quello che identifica la figura del fabbro – atipica e rara in una comunità di cacciatori e raccoglitori, e che anzi non di rado occupa un ruolo esterno e superiore alla comunità stessa – con la figura del demiurgo che operò la lacerazione della placenta primordiale, azione violenta ma al tempo stesso creatrice, e perciò lo riveste di un ruolo sociale e religioso specifico. L'immedesimazione con gli antenati divinizzati e con i personaggi del mito diede vita a complessi rituali estatici, che implicano l'uso delle maschere tipiche dell'arte africana, ma anche della danza, del canto e della musica, elementi, questi, tanto profondamente impregnati del magico e del mitico, da non lasciarne prive neppure le forme artistiche più recenti e occidentalizzate, quali la letteratura e il teatro.
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