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Consiglio nazionale delle corporazioni

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Consiglio nazionale delle corporazioni Organismo politico istituito in Italia il 3 maggio 1926 contestualmente alla nascita del ministero delle Corporazioni, di cui doveva essere l'organo consultivo. Sul versante della politica sociale e del lavoro rappresentò un passaggio verso la costruzione del regime fascista, in quanto intendeva realizzare l'obiettivo dello stato corporativo, inteso come superamento della lotta di classe propugnata fino ad allora dal movimento operaio di ispirazione socialista e comunista. La mancata istituzione delle corporazioni impedì però che il Consiglio nazionale assumesse un ruolo di rilievo. Fu riformato con una legge del 20 marzo 1930, in base alla quale il Consiglio, presieduto da Mussolini, risultava composto da 124 membri, rappresentativi delle organizzazioni sindacali, di fatto controllate dal regime fascista, e di quelle imprenditoriali, dei ministeri economici e sociali, del Partito nazionale fascista, delle opere nazionali. I suoi compiti consistevano nel disciplinare i rapporti di lavoro, che il fascismo aveva sottratto alla libera e conflittuale espressione delle parti, e nel definire le attività e gli interventi di carattere assistenziale che avrebbero dovuto essere attuati dal governo. Nonostante la riforma del 1930, il Consiglio nazionale delle corporazione rimase ai margini della vicenda politica e istituzionale italiana.

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