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Struttura articolo
Nel tessuto osseo trabecolare o spugnoso, le lamelle sono disposte in modo da creare un reticolo di trabecole, ricco di piccole cavità che danno al tessuto stesso l’aspetto di una spugna. In questo caso non vi sono canali come quelli di Havers o di Volkmann, pertanto la nutrizione del tessuto è affidata al sangue che scorre in piccoli vasi nel rivestimento connettivale (endostio) che protegge le cavità interne ossee.
Il tessuto osseo rappresenta il fondamentale costituente delle ossa, ovvero di organi rigidi che sostengono le diverse parti corporee e ne permettono il reciproco movimento, e che proteggono gli organi interni; si trova anche nei denti, dei quali forma la dentina e il cemento. Il tessuto osseo, inoltre, svolge un ruolo essenziale nell’omeostasi del calcio, essendo il principale “serbatoio” dell’organismo in cui questo minerale si accumula, e dal quale può essere rilasciato in condizioni di necessità.
Il tessuto osseo è soggetto a un continuo rinnovamento per tutta la vita dell’individuo, e in tal modo riesce ad adattarsi alle esigenze meccaniche dell’individuo: ad esempio, in caso di frattura il tessuto si auto-ripara, oppure può irrobustirsi nel caso che il soggetto pratichi attività agonistica e sottoponga il suo scheletro a notevoli sollecitazioni meccaniche. Il rimaneggiamento del tessuto osseo è necessario per il fatto che, con il passare del tempo, esso tende a rilasciare il calcio e a divenire più fragile. In risposta a stimoli ormonali, e in particolare per effetto della calcitonina prodotta dalla tiroide e del paratormone secreto dalle paratiroidi, il tessuto osseo riassorbe o rilascia calcio dal sangue; gli osteoblasti ricostruiscono nuovo tessuto, mentre gli osteoclasti degradano quello invecchiato. Durante il processo fisiologico di invecchiamento, i delicati equilibri che regolano i processi omeostatici, e quindi anche il processo di rimaneggiamento osseo, possono divenire meno efficienti, causando, ad esempio, patologie come l’osteoporosi. Vedi Menopausa.
Il processo di formazione del tessuto osseo (ossificazione) avviene secondo due modalità: ossificazione intramembranosa, o mesenchimale, e ossificazione endocondrale.
Le ossa piatte del cranio e una porzione della mandibola si formano direttamente, nel corso dello sviluppo embrionale, a partire da un tessuto embrionale detto mesenchima; da questo si differenziano gli osteoblasti, i quali, dopo avere secreto la matrice intercellulare, si differenziano a loro volta in cellule ossee mature, gli osteociti. Alcuni osteoblasti divengono invece osteoclasti, cellule che nell’individuo adulto sono coinvolte nel processo di rimaneggiamento del tessuto osseo. Il processo di ossificazione ha inizio in zone di mesenchima in cui le cellule formano addensamenti (centri di ossificazione) e sono riccamente irrorate da vasi sanguigni. Alcune cellule non differenziate rimangono comunque anche nell’adulto, a livello delle guaine di tessuto connettivo che rivestono le ossa (periostio ed endostio), e possono differenziarsi in osteoblasti e osteociti, il che rende possibile l’auto-riparazione delle fratture, ma anche l’insorgere di processi tumorali di ossificazione a carico di altri tessuti, come le pareti delle arterie.
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