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Hahnemann, Samuel (Meissen, Sassonia 1755 - Parigi 1843), medico tedesco, “fondatore” dell’omeopatia. Dopo avere esercitato la pratica medica per alcuni anni, diventò critico rispetto ad alcuni principi e trattamenti terapeutici propri della medicina occidentale, che a quel tempo si basavano ancora principalmente su pratiche quali il salasso, gli enteroclismi e la somministrazione di estratti vegetali e animali. Il medico tedesco decise allora di abbandonare la professione per dedicarsi all’attività di traduttore. Lavorando alla traduzione di un’opera di un medico scozzese, William Cullen (Materia Medica), trovò alcune affermazioni che suscitarono il suo interesse di medico; in particolare, quella che proponeva la corteccia di china come rimedio terapeutico nei disturbi gastrici. Hahnemann sperimentò su se stesso che, essendo in buone condizioni di salute, l’assunzione di forti dosi di chinino, farmaco estratto dalla corteccia della china, provocava sintomi analoghi a quelli della malaria, che egli conosceva avendola contratta in gioventù. D’altra parte, era noto che in dosi moderate tale principio attivo faceva scomparire i sintomi della malattia. Si poteva ipotizzare che una stessa sostanza potesse avere una duplice natura, tossica e terapeutica, in base alla dose di somministrazione. Verificò l’ipotesi con l’arnica, con la brionia e con un numero sempre crescente di principi, di natura vegetale e, in seguito, anche minerale e animale.
Nel 1796 le osservazioni compiute portarono Hahnemann a postulare quelle che divennero le leggi fondamentali di un sistema terapeutico noto come omeopatia: il principio di similitudine e il principio di diluizzazione o dinamizzazione. La convinzione di Hahnemann dell’utilità di somministrare i farmaci a dosi piccolissime, e della loro maggiore efficacia in condizioni di massima diluizione, rese ostili nei suoi confronti i circoli medici ortodossi, al punto che nel 1821 egli fu costretto a lasciare Lipsia, dove risiedeva. Nel 1810 pubblicò il suo Organon der rationellen Heilkunde (“Compendio dell’arte del guarire”), nel quale esponeva i principi della medicina omeopatica. Il volume fu edito in sei edizioni successive, e ancora oggi costituisce il testo fondamentale per chi si accinge allo studio dell’omeopatia. Nella sesta edizione, in particolare, Hahnemann introdusse il concetto di “diluizione cinquantamillesimale”, che a differenza di quella classica (decimale e centesimale), risultava più rapida e, per certi aspetti, più sicura. Un anno dopo, nel 1811, il medico tedesco diede alla stampa Reine Arzneimittellehre (“L’insegnamento dei rimedi puri”), in cui venivano elencati e descritti i rimedi omeopatici e i loro effetti curativi.
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