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Terapia del sangue ombelicale Terapia basata sulla inoculazione di sangue prelevato dal cordone ombelicale. È anche indicata come trapianto di sangue cordonale (TCC) o placentare.
Nel sangue cordonale si trovano cellule staminali emopoietiche, non differenziate e dotate di una notevole capacità di ricostituire gli elementi figurati sanguigni; la quantità di tali cellule è significativamente superiore a quella delle analoghe cellule localizzate nel midollo osseo. In particolare, nel sangue cordonale vi sono gli elementi immaturi detti LTC-IC (Long-Term Culture Initiating Cells) e HPP-CFC (High Proliferative Potential Colony-Forming Cells). L’inoculazione di queste cellule diviene una scelta terapeutica nel trattamento di pazienti che, affetti da gravi patologie del sangue e soggetti a grave compromissione del midollo osseo, non sono in grado di attendere il necessario trapianto (TMO). Nel caso del TMO, la ricerca di un donatore compatibile non consanguineo può prolungare notevolmente l’attesa del trapianto. Le cellule staminali permettono di aggirare il problema della compatibilità: infatti, non sono tipizzate, cioè non presentano sulla loro superficie esterna molecole particolari che le caratterizzano (antigeni) e che potrebbero venire riconosciute dal sistema immunitario del ricevente, scatenando il rigetto. Il sangue cordonale si è finora affermato nella cura di bambini colpiti leucemia acuta non in fase terminale e con alto rischio di recidive.
Il sangue cordonale viene donato da donne partorienti che, previo consenso informato, autorizzano l’utilizzo del cordone ombelicale del nascituro e della propria placenta. Appena la placenta viene espulsa e il cordone ombelicale viene reciso dal neonato, il sangue in essi contenuto è aspirato tramite siringa e immesso in una sacca sterile; viene quindi inviato al centro di raccolta, dove si conserva congelato in ozono liquido per diversi anni e può essere reso rapidamente disponibile. Ogni donazione permette di raccogliere 70-80 ml di sangue cordonale e un numero di cellule emopoietiche adatto per intervenire su pazienti inferiori ai 30-40 kg di peso. In tutto il mondo esistono numerose emoteche specializzate, alcune delle quali in Italia; nel nostro paese, in particolare, dal 1993 presso l’Ospedale Maggiore di Milano vi è la Cord Blood Bank, cui nell’aprile 2000 si è aggiunta la cosiddetta Cell Factory. Questo centro compie ricerche riguardanti la tecnica dell’espansione del sangue cordonale, con la quale si aumenta il numero di cellule staminali contenute in ciascun campione. Tale procedimento sembra offrire una maggiore possibilità di successo del TCC nel caso in cui i pazienti siano adulti e superino un determinato peso corporeo.
Fu Eliane Gluckman, direttrice del Centro Trapianti di Midollo Osseo dell’Ospedale Saint Luis di Parigi, a tentare nel 1988 la prima esecuzione di TCC su un bambino colpito da una gravissima forma di anemia a esito infausto, l’anemia di Fanconi. Poiché la madre del piccolo paziente era incinta, al momento del parto fu possibile prelevare il sangue cordonale, verificarne la compatibilità con il ricevente e trasfonderlo nel bambino. L’esito fu straordinario e, a distanza di cinque anni, il paziente poteva considerarsi guarito.
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