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Partecipazioni statali

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Partecipazioni statali Espressione che indica l’insieme delle quote di capitale di imprese che uno stato possiede direttamente e tramite enti di gestione o holding. Attraverso la partecipazione diretta nell’economia lo stato persegue un duplice obiettivo: da una parte un profitto; dall’altra, lo sviluppo di settori strategici (ad esempio quello energetico o quello metallurgico) che il settore privato non può assicurare, non disponendo di sufficiente capitale. Nel corso del XX secolo molti paesi europei, in particolare Italia, Francia, Germania e Spagna, hanno sviluppato, attraverso le partecipazioni statali, delle economie miste.

In Italia, l’intervento dello stato nell’economia ebbe inizio nel primo dopoguerra e in particolare nel 1933 con la creazione dell’Istituto per la ricostruzione industriale (IRI). Nel secondo dopoguerra i primi governi repubblicani confermarono questa linea, anche nell’intento di favorire la ripresa dell’economia distrutta dalla guerra, istituendo nel 1956 il ministero per le Partecipazioni statali e creando nel 1953 l’Ente nazionale idrocarburi (ENI), attraverso il quale lo stato estese il suo campo d’intervento ai settori chimico, meccanico, tessile ecc.

Per circa un ventennio efficace volano economico, a partire dagli anni Settanta il settore delle partecipazioni statali divenne terreno di conquista di partiti e correnti politiche, e in seguito all’acuirsi della crisi internazionale iniziata nel 1973 con l’aumento del prezzo del petrolio, fu utilizzato soprattutto per difendere l’industria nazionale e l’occupazione. La grande esigenza di capitale di questo periodo provocò una forte caduta della competitività e della produttività del settore, che negli anni Ottanta subì un drastico ridimensionamento.

Negli anni Novanta, sulla scia della crisi del sistema politico, ebbe inizio un processo di riduzione del ruolo dello stato nell'economia, visto ormai come ostacolo allo sviluppo del sistema economico. La crisi del sistema delle partecipazioni statali culminò, nel 1993, con l’abolizione del ministero competente e con l’avvio della privatizzazione delle imprese di proprietà statale, continuata negli anni successivi fino a lambire i settori strategici dell’energia e dei trasporti (Ente nazionale per l’energia elettrica e Ferrovie dello Stato), anch’essi a rischio di privatizzazione.

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