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Risultati di Windows Live® Search Isola di Sant’Antioco Isola del mar Mediterraneo, situata presso la costa sudoccidentale della Sardegna, di fronte alla regione del Sulcis (vedi Iglesiente). Amministrativamente fa parte della provincia di Carbonia-Iglesias; in precedenza apparteneva alla provincia di Cagliari. L’isola si estende per 108,9 km², che ne fanno la più vasta isola della Sardegna e in assoluto la quarta d’Italia; è collegata all’entroterra costiero da un sottile istmo, lungo 5 km, creato da sedimenti marini, sicché in termini propri forma una penisola, che si affaccia a sud al golfo di Palmas. Sant’Antioco si distaccò dalla Sardegna per effetto di poderosi sommovimenti tettonici che si svolsero nel Miocene. Remotissimo insediamento punico, fu poi la romana Aenosis; ebbe fasi alterne di fioritura economica e di popolamento: due torri litoranee del XVII secolo ricordano i tentativi di difendersi dalle scorrerie dei saraceni, che per secoli devastarono le regioni affacciate sul Mediterraneo. Passò ai Savoia nel 1720. Il periodo punico fu assai importante per l’isola. Venne allora fondata – forse prima dell’VIII secolo a.C. – con il nome di Sulcis quella che oggi è la cittadina di Sant’Antioco; il nome Sulcis passò quindi a designare la contigua regione sarda, mentre l’abitato diveniva la romana Plumbea, proprio per l’intenso commercio di minerali di piombo dell’area sulcitana. L’isola decadde sotto il dominio degli Aragonesi; il ripopolamento si deve in pratica ai Savoia. La cittadina di Sant’Antioco, oggi una nota stazione balneare, conserva varie testimonianze dei suoi tre millenni di storia: la necropoli di Sulcis e il santuario, entrambi di epoca punica, un ponte romano, le catacombe cristiane scavate – in un probabile sito punico – e oggi poste al di sotto della parrocchiale, che risale al XII secolo. Non lontano, e sui resti di un nuraghe preistorico, s’impone la mole di una fortezza settecentesca. La popolazione ammonta a circa 14.000 abitanti, di cui 12.000 nel centro di Sant’Antioco, gli altri nel borgo di Calasetta. L’economia si basa sul turismo (al cui servizio è anche l’artigianato artistico dei ricami e degli arazzi), sulla pesca e sull’attività estrattiva, in particolare di pietra calcarea.
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