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Guerre sacre Serie di conflitti combattuti in Grecia tra il VI e il IV secolo a.C., che ebbero come oggetto del contendere Delfi, il maggiore tra i santuari ellenici, situato nella Focide.
La prima guerra sacra (592-582 a.C.) si concluse con il successo della lega tessala contro i focesi di Crisa (città sita presso l’attuale Khrisón), che accampavano pretese sul santuario di Apollo a Delfi; dopo questo episodio i tessali, componente prevalente dell’anfizionia delfica, riorganizzarono questa come panellenica, consentendo a quei greci che erano stati loro alleati (Atene e le comunità doriche del Peloponneso) di parteciparvi.
La seconda guerra sacra si combatté nel 448 a.C., e scaturì da un’invasione della Focide, che gli spartani volevano strappare alla supremazia ateniese, ma che Pericle difese con l’invio di un esercito. Gli eventi successivi furono estremamente convulsi e videro la costituzione di una lega beotica di tendenze oligarchiche presieduta da Tebe, che mirava – proprio con l’appoggio di Sparta – a liberare dalla supremazia ateniese anche la vicina Beozia. Atene, sconfitta a Coronea nell’inverno 448-447, perse la Beozia, la Locride e la Focide, ove Delfi si proclamò indipendente. La perdita dell’Eubea fu invece scongiurata dalla “pace dei trent’anni” stipulata nell’inverno 446-445, che consentì alla lega delio-attica di conservare la supremazia marittima, rinunciando però alle posizioni nel Peloponneso. In seguito a questo esito i re spartani Plistoanatte e Cleandrida vennero banditi e Pericle vide accrescersi l’opposizione interna.
La terza guerra sacra (356-346 a.C.) ebbe origine da una multa comminata ai focesi dall’anfizionìa delfica, nella quale spadroneggiavano tebani e tessali. Il vero protagonista del conflitto fu però Filippo II il Macedone che – intervenuto come alleato dei tessali – interpretò ben presto il conflitto in funzione espansionistica, facilitato anche dalla posizione ateniese, insensibile alle calorose orazioni “interventiste” di Demostene. Quando nel 346 venne stipulata la pace, Filippo ebbe per sé la Tracia e la Focide, ove ben presto si recò per farsi includere nel consiglio anfizionico e autoproclamarsi “presidente” dei giochi pitici.
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