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Risultati di Windows Live® Search Lorenzetti, Ambrogio (Siena ? – 1348 ca.), pittore italiano; insieme al fratello Pietro fu tra i maggiori interpreti e fautori del gotico senese. Scarse sono le notizie biografiche che lo riguardano: ogni cenno alla sua attività, come anche a quella di Pietro, cessa attorno al 1344-45, fatto che fa supporre che i due fratelli siano morti nell’epidemia di peste nera del 1348. Elaborando in modo personale l'arte di Giotto, Ambrogio si avvicinò con maggior coerenza del fratello a una nuova pittura, anticipatrice dell'arte rinascimentale. L'opera di Simone Martini gli suggerì di impreziosire i suoi dipinti con elementi tardogotici, ma nell'affrontare i temi religiosi Ambrogio preferì usare toni più caldi e pacati, capaci di suscitare commozione nello spettatore. Nei grandi affreschi delle Allegorie e degli Effetti del buono e del cattivo governo in città e in campagna (1337-1339, Palazzo Pubblico, Siena), gli stilemi del linguaggio gotico sono riconoscibili nella rappresentazione delle contrade e delle botteghe, dei palazzi, delle alte torri merlate e delle ondulate colline della campagna senese, e nella multiforme varietà dei soggetti e dei particolari. Ma la novità di questi affreschi risiede nella volontà di dare un'immagine realistica dei dintorni di Siena, ben riconoscibile dai contemporanei, e quindi capace di suscitare emozione. Vi si ravvisa inoltre la ricerca di nuove soluzioni ai problemi dello spazio e della prospettiva, in consonanza con la temperie culturale di un’epoca che precorre l’avvento delle conquiste rinascimentali. La Presentazione al Tempio, eseguita per l'altare di san Crescenzio nel Duomo (1342, Uffizi), e l'Annunciazione (1344, Pinacoteca, Siena) sono due posteriori esempi di coerenza prospettica. La figura di Ambrogio fu importante nel panorama dell'arte toscana anche perché egli rivestì un ruolo di intermediario tra Siena e Firenze, le due città dell'innovazione stilistica del XIV secolo. L'artista si recò infatti più volte a Firenze, dove nel 1332 apparve iscritto, insieme ai pittori fiorentini, alla Matricola dell'Arte dei medici e degli speziali.
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