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Melica

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Melica Nell’antica Grecia, forma di poesia destinata a essere cantata con accompagnamento musicale (dal termine greco melos che indica il canto, la melodia, spesso accompagnata anche dalla danza). Sia il testo sia l’accompagnamento musicale erano in genere composti dallo stesso autore e prevedevano parti diverse per ritmo e lunghezza. Gli strumenti più frequentemente usati erano l’aulós, una sorta di flauto, e la lira, a corde pizzicate.

I filologi alessandrini si servirono spesso, in alternativa all’espressione “poesia melica”, dell’espressione “poesia lirica” per designare la poesia cantata con l’accompagnamento della lira, e distinsero la poesia greca in elegiaca, giambica e melica vera e propria. Stesero inoltre una lista dei “Nove Lirici” considerati più importanti e suddivisero la melica in monodica, cioè cantata da una sola persona e rappresentata da Alceo, Saffo e Anacreonte; e corale, cioè cantata da un gruppo guidato da un corifeo e rappresentata da Alcmane, Stesicoro, Ibico, Simonide di Ceo, Pindaro e Bacchilide. Generalmente la melica monodica prediligeva i temi dell’amore, dell’amicizia o della politica, mentre la melica corale era rivolta alla celebrazione della patria, delle divinità o delle vittorie sportive.

Lyricus fu invece il termine adottato dalla letteratura latina in epoca augustea: Orazio affermava di voler essere compreso tra i lyrici vates, e in Ovidio si trova sempre l’espressione lyricus in sostituzione di melicus: da qui deriva l’uso del termine moderno “lirica”.

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