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Risultati di Windows Live® Search Introversione ed estroversione In psicologia, differenziazione introdotta nel 1920 da Carl Gustav Jung tra due atteggiamenti o tendenze fondamentali della personalità. Nell'estroversione, l’individuo rivolge il suo interesse verso il mondo esterno, si distoglie dal suo mondo interiore fino a modificare le proprie caratteristiche personali per adeguarle all'oggetto e a sottovalutare e considerare superflui i propri processi mentali rispetto agli avvenimenti oggettivi. L'introversione descrive la tendenza opposta dell'individuo nel porre al centro dei propri interessi i fatti interiori, i propri processi psicologici, cercando di privilegiare questi rispetto ai processi oggettivi. In questo secondo atteggiamento, quindi, ciò che accade nel mondo esterno ha un'importanza secondaria rispetto alle idee e ai sentimenti soggettivi. È importante considerare che questi due meccanismi psicologici si manifestano nell'individuo come tendenze, ossia come predominio relativo dell'uno o dell'altro. Sarebbe perciò errato ritenere che esista una persona assolutamente introversa o, al contrario, completamente estroversa. La ragione di tale relatività deriva, nella teoria di Jung, dalla 'compensazione', un meccanismo psicologico di autoregolazione tra le tendenze coscienti e quelle inconsce. Queste ultime, infatti, svolgono un'essenziale funzione di contrappeso, in modo tale da bilanciare gli atteggiamenti coscienti. Tanto più tali orientamenti coscienti sono unilaterali, tanto più aumenta la forza dell'opposta tendenza inconscia. Il meccanismo della compensazione dell'inconscio fa sì che, usando le parole di Jung, 'un introverso, accanto o al di sotto del suo atteggiamento cosciente, ha un atteggiamento estroverso, a lui inconscio, che compensa automaticamente l'unilateralità della coscienza'. In questo senso, la concezione tipologica di Jung non ha tanto un carattere descrittivo, e ancor meno essa può essere considerata una classificazione di caratteristiche di personalità, ma è essenzialmente una teoria dinamica. L'orientamento verso l'introversione o l'estroversione è dunque considerato all'interno di una 'psicologia dinamica', nella quale alle propensioni coscienti si contrappongono diverse tendenze inconsce. Intorno al 1950, Hans Jürgen Eysenck ha rielaborato tale differenziazione tra estroversione e introversione all'interno di un modello psicobiologico di tipo descrittivo e sperimentale. Eysenck ritiene che l’estroversione e l’introversione derivino da fattori psicofisiologici ereditari. In particolare, nella personalità introversa si riscontra un alto grado di reattività agli stimoli che deriverebbe dal maggiore 'livello di attivazione' del sistema nervoso centrale e quindi un minore bisogno di stimolazioni ambientali. Al contrario, negli estroversi è stato riconosciuto un livello inferiore di attivazione con conseguente ricerca di maggiore stimolazione.
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