![]() |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Struttura articolo
Introduzione; La filosofia greca; La nascita della scienza moderna; Il metodo nel dibattito epistemologico contemporaneo
Metodo Procedimento razionale, regolato da norme stabilite, per utilizzare al meglio le facoltà conoscitive o per svolgere un’attività finalizzata al raggiungimento di un determinato obiettivo. Nella prima accezione, di tipo logico e gnoseologico (che è poi quella prevalente nella filosofia), si usa distinguere un senso del metodo come insieme di procedure che consentono di ordinare un insieme di nozioni (ad esempio la classificazione) e un senso del metodo come strumento per estendere il sapere e raggiungere nuove conoscenze. Si tratta della distinzione fra metodo sistematico e metodo inventivo. A sua volta il metodo inventivo può essere suddiviso in induzione e deduzione, in analisi e sintesi. La prima coppia di termini indica gli opposti procedimenti per cui si passa dall’osservazione di casi particolari a una conclusione di tipo generale, oppure il procedimento che deriva delle conseguenze da alcune premesse. Con “analisi” e “sintesi” si intendono rispettivamente un procedimento scompositivo, che consente di risolvere un problema complesso nei suoi elementi semplici, ovvero il procedimento inverso che ricompone gli elementi rintracciati con l’analisi secondo un ordine che va dal più semplice al più complesso.
Nella storia della filosofia greca fu probabilmente Socrate ad avanzare per primo l’idea che l’attività finalizzata al conseguimento di conoscenze dovesse conformarsi a certe regole; in particolare egli sviluppò il metodo “maieutico”, inteso come l’arte di “far partorire” le anime ovvero di far sì che in una discussione filosofica l’interlocutore porti alla luce la verità che ha in sé. Platone, il principale allievo di Socrate, sviluppò nei suoi dialoghi il metodo dialettico, come studio delle relazioni che intercorrono fra le idee. Nei suoi scritti di logica Aristotele teorizzò la differenza fra induzione e deduzione, quest’ultima intesa nel senso del ragionamento sillogistico. Fondamentale, per l’influenza che esercitò anche sulla riflessione moderna, fu nell’antichità il metodo geometrico esposto negli Elementi di Euclide, che insegnava a procedere da postulati, assiomi e definizioni alla deduzione di teoremi.
Agli inizi dell’età moderna si avvertì un disagio profondo nei confronti della concezione del sapere cui si era attenuta nel Medioevo la filosofia scolastica: il problema del metodo venne ad acquisire una nuova fisionomia che lo distingueva dal concetto tradizionale di logica, per il quale si intendeva soprattutto la logica sillogistica, fondata da Aristotele e sviluppata dai filosofi scolastici. Per i grandi innovatori del XVII secolo, come Francesco Bacone e Cartesio, tale logica era utile tutt’al più per esporre conoscenze già acquisite, ma non per conquistare e scoprire nuove verità; all’opposto, si trattava in primo luogo di avviare una riforma e un ampliamento del sapere, che esigeva appunto un metodo “per ben condurre la propria ragione e cercare la verità nelle scienze” (come recitava il sottotitolo del cartesiano Discorso sul metodo). Bacone intendeva conseguire un metodo di portata euristica, che potesse essere utilizzato come strumento per scoprire nuove conoscenze: egli definiva pertanto una metodologia che da un lato consentiva di liberarsi dai pregiudizi che confondono la mente umana, dall’altro faceva leva su nuove regole di tipo induttivo. L’induzione per Bacone non è soltanto una generalizzazione di dati osservati, ma richiede specifiche procedure (la compilazione delle “tavole” di presenza, di assenza e dei gradi) e un’attiva interpretazione del materiale osservativo. Se il programma di ricerca avviato da Bacone è importante per tutto il filone dell’empirismo moderno, fino alla speculazione di John Stuart Mill, che nel suo Sistema di logica (1843) teorizzò la riducibilità del metodo deduttivo a quello induttivo, viceversa Cartesio procedette a una definizione delle regole del metodo (individuate nell’evidenza, nell’analisi e sintesi e nell’enumerazione), che prescindeva dall’esperienza sensibile e si conformava all’ideale di una scienza matematica universale, ovvero di un sapere deducibile da pochi principi conosciuti a priori. In realtà la scienza moderna e l’epistemologia, da Galileo Galilei a Immanuel Kant, avrebbero percorso una strada intermedia fra l’enfasi baconiana sull’istanza induttiva e osservativa e il privilegiamento cartesiano dell’istanza deduttiva e matematizzante del metodo. Il metodo sperimentale, infatti, si fonda sia sull’osservazione e la misurazione dei fenomeni, sia sulla formulazione di ardite congetture e ipotesi, espresse in linguaggio matematico e via via controllate sperimentalmente.
Nel dibattito contemporaneo si è aperta una vasta discussione intorno al problema della possibilità di una verificazione empirica delle teorie scientifiche. Questa possibilità è stata indagata in particolare dai filosofi e scienziati neopositivisti, mentre è stata contestata da Karl Popper, il quale al criterio della verificabilità ha inteso sostituire quello della falsificabilità di una teoria. Dalla riflessione aperta da Popper sono derivate ulteriori discussioni che hanno portato recentemente a una crisi della nozione tradizionale del metodo. Paul Karl Feyerabend, sostenitore del cosiddetto “anarchismo metodologico”, ha negato ad esempio ogni valore alla ricerca metodologica e ha cercato di dimostrare come dallo studio della storia della scienza si evince che un preteso metodo scientifico unitario non esiste.
© 1993-2008 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati. |
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |