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Risultati di Windows Live® Search Hekmatyar, Gulbuddin (Baghlan 1947), capo militare e uomo politico afghano. Nato in una famiglia nomade pashtun, seguì per qualche tempo i corsi di ingegneria dell’Università di Kabul, senza tuttavia concluderli. Tra le figure più controverse della scena politica afghana degli ultimi trent’anni, Hekmatyar iniziò la sua carriera politica nel Partito democratico del popolo afghano (PDPA) di tendenza comunista, per fondare nel 1970 la sezione afghana dei Fratelli musulmani. Nel 1972 fu condannato per l’assassinio di uno studente maoista, ma l’anno seguente riuscì a riparare in Pakistan, dove aderì al partito Jamiat-i-Islami (Società islamica) di Burhanuddin Rabbani. Determinato a instaurare in Afghanistan una repubblica basata sulla shariah, la legge islamica, nel 1976 abbandonò la Società islamica per fondare il Partito islamico (Hezb-i-Islami). Dopo il colpo di stato filosovietico del 1978 e l’intervento dell’Armata Rossa, Hekmatyar godette del cospicuo sostegno del Pakistan e degli Stati Uniti, grazie al quale si dotò di una potente milizia. Nel 1992, crollato il regime filosovietico di Muhammad Najibullah, Hekmatyar fu tra i principali protagonisti della guerra per il potere che oppose fino al 1996 le varie fazioni della resistenza islamica antisovietica, portando alla distruzione di Kabul. Nel 1993, in virtù di un accordo tra i “signori della guerra”, assunse per pochi mesi la carica di primo ministro ma agli inizi del 1994, costituita un’alleanza con il capo militare uzbeko Rashid Dostum, riprese l’offensiva contro la capitale afghana controllata dalle milizie tagike di Rabbani e di Ahmed Shah Massud. Nel 1996 fu reintegrato nella coalizione di governo, che si sfaldò tuttavia sotto la vittoriosa offensiva dei taliban. Riparato in Iran, nei successivi sviluppi dello scontro che oppose i taliban alle forze della cosiddetta “Alleanza del Nord”, Hekmatyar assunse una posizione non del tutto ostile al nuovo regime, rimanendo tuttavia ai margini della contesa. Nel 2002, dopo il crollo del regime dei taliban, cercò di riconquistare un ruolo da protagonista nel nuovo quadro aperto dal governo di Hamid Karzai, ma il suo tentativo si infranse contro l’opposizione dei leader dell’Alleanza del Nord. Nello stesso anno, perso anche l’appoggio del regime iraniano, trasferì le sue milizie nei territori tribali pashtun a cavallo tra Pakistan e Afghanistan, minacciando di allearsi alle residue forze dei taliban contro il nuovo governo. Ritenuto uno dei principali attori del traffico di armi e di sostanze stupefacenti, nel 2004 sfuggì a un attacco aereo attuato dalle forze statunitensi contro uno dei suoi rifugi.
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