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Introduzione; Gli albori del genere; Gli anni Cinquanta e Sessanta; L’età d’oro del genere; Effetti speciali e realtà virtuale
Fantascienza (cinema) Genere cinematografico sviluppatosi nei primi decenni del XX secolo e sovente ispirato alla narrativa fantascientifica. Il cinema fantascientifico mette in rilievo la spettacolarità dell’evento fantastico, dove interventi di creature strane o extraterrestri, catastrofi naturali o scientifiche, tecnologie più o meno immaginarie sono spesso realizzate grazie all’uso di effetti speciali.
Capostipite del genere fantastico, se non proprio fantascientifico, è Il viaggio nella Luna (1902) del francese Georges Méliès, film che si colloca alle origini stesse del cinema. Nel 1910 la società cinematografica statunitense Thomas Edison produsse Viaggio su Marte (1910). Ancora al genere fantastico appartiene il capolavoro espressionista Il gabinetto del dottor Caligari (1919) di Robert Weine, mentre un altro film tedesco di ispirazione espressionista, Metropolis (1926) di Fritz Lang, introduce il tema dell’uomo contro la macchina. Vasta la produzione americana, della quale si ricordano Frankenstein (1931) e L’uomo invisibile (1933) di James Whale, Dracula (1931) di Tod Browning e King Kong (1933) di Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack.
Soprattutto a partire dagli anni Cinquanta, esseri alieni e creature mostruose cominciarono a popolare il cinema, in particolare quello statunitense. È del 1950 La guerra dei mondi, diretto da Byron Haskin e prodotto da George Pal, film che, ispirandosi al romanzo di H.G. Wells, mette in scena l’invasione della Terra da parte di creature mostruose venute da un altro mondo. Di segno opposto, per la superiorità morale conferita agli alieni, è Ultimatum alla Terra (1950) di Robert Wise. Da ricordare anche Il pianeta proibito (1956) di Fred M. Wilcox, che ambienta in un lontano pianeta una storia vagamente ispirata alla Tempesta di Shakespeare.
Viaggi e scontri interplanetari, minacciosi approdi sulla Terra e accerchiamenti a opera di alieni mettevano in scena le inquietudini sociopolitiche di quel periodo, in gran parte legate al clima della Guerra Fredda. Così è stato interpretato anche L’invasione degli ultracorpi (1956) di Don Siegel, capolavoro del cinema fantascientifico nel quale grandi baccelli alieni si insinuano nel corpo degli ignari abitanti di una tranquilla cittadina americana, disumanizzandoli. E sul pericolo della disumanizzazione si concentra anche Il pianeta delle scimmie (1968) di Franklin J. Schaffner, dove un umano, approdato su un pianeta, rischia la lobotomizzazione. Alle preoccupazioni derivanti dalle tensioni internazionali è legato anche il tema della diffidenza nei confronti di una scienza che si proclama infallibile, ma che pone l’umanità di fronte alla minaccia dell’autodistruzione, in particolare attraverso l’uso sconsiderato della tecnologia. Il monito contro la minaccia atomica è al centro di film quali L’ultima spiaggia (1959) di Stanley Kramer, Il dottor Stranamore (1964) di Stanley Kubrick e, quasi vent’anni dopo, The Day After (1983) di Nicholas Meyer. Ispirandosi a un romanzo di Ray Bradbury, nel 1966 François Truffaut rappresentò con Fahrenheit 451 una più sottile ma altrettanto temibile forma di minaccia: quella del decadimento culturale di un’intera società.
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