Willem Frederik Hermans è considerato uno dei tre maggiori esponenti della letteratura olandese del secondo dopoguerra, insieme con Harry Mulisch e Gerard Reve. La sua produzione letteraria (romanzi, racconti e saggi sia scientifici sia filosofici), di stampo esistenzialista, è caratterizzata da un tragico pessimismo e dalla polemica contro le convenzioni sociali e religiose. Tra le sue opere, molte delle quali furono censurate perché considerate "corrotte e antipatriottiche", si ricordano Le lacrime delle acacie (1949), La casa vuota (1951) e La camera oscura di Damocle (1958).